Analisi Avellino-Pescara 1-3: dal biancoverde al nero

Fragili, confusi e, soprattutto, disorganizzati. L’Avellino che esce dalla sfida del Partenio è il peggiore degli ultimi anni. Gli sconfitti non sono solo i giocatori in campo ma anche l’allenatore, la società e, ahimè, i tifosi. Andiamo con ordine.

La partita

Agghiacciante. Il primo tiro arriva al venticinquesimo minuto e non è neanche tanto pericoloso. Nel frattempo sull’altro lato del campo i Lupi soffrivano i cambi di gioco degli Abbruzzesi, facendosi infilare da Caprari che, imbeccato da Lapadula, al terzo tentativo batte Frattali. Il secondo tempo sembra essere diverso, con l’Avellino che scende in campo apparentemente deciso ad aggiustare le cose. Ma nel momento migliore, sull’1-1, ecco la doccia fredda. Non è la prima volta, ho l’impressione che non sarà l’ultima. Una squadra che non può prendere, sistematicamente, goal nel momento migliore della propria partita. E’ chiaro che, almeno in questa specifica situazione, la colpa non possa essere più di tanto attribuibile agli allenatori: il problema è strutturale.

L’allenatore

Dispiace doversela prendere per due settimane di fila con la stessa persona. Purtroppo è inevitabile. Se la formazione schierata a Latina prestava il fianco a delle critiche, dinanzi allo schieramento scelto contro il Pescara non si può far altro che rimanere scioccati. Questa sorta di 4-4-2 con Visconti e Insigne sulle fasce, nel disperato tentativo di dare un equilibrio ad una squadra che non ne ha, è il manifesto della totale incapacità di Marcolin di comprendere la sua rosa. Il suddetto Visconti è stato disastroso mostrando di non avere il passo per fare l’esterno offensivo e mettendo in forte difficoltà anche Chiosa, lasciato sempre in inferiorità numerica. La cerniera di centrocampo aveva il compito di spezzare il gioco avversario, ma l’assetto tattico deciso dall’ex commentatore di Sky ha lasciato Arini e D’angelo nelle fauci del centrocampo avversario che, complice la superiorità numerica, ha preso possesso del campo. Viene da chiedersi come sia possibile rinunciare a Paghera che chiaramente non è Pirlo ma che, nelle partite giocate, ha quantomeno avuto il pregio di mettere ordine in campo, cosa che ieri non si è vista. Infine i cambi. Se la mossa Sbaffo era tanto facile quanto azzeccata, soprattutto considerato il rendimento di Visconti nella prima frazione di gioco, gridano vendetta i due cambi successivi. Non so se Pisano avesse problemi, ma me lo auguro. Paghera per Arini poi, che doveva essere la scelta pre-partita, in quel preciso momento della partita, non è che abbia molto senso; Bastien? Joao Silva? L’impressione, ripeto, è che della propria squadra, che pure appare debole e mal allestita, il nuovo mister abbia capito ben poco.

I tifosi

Non credo che nel calcio la gratitudine sia molto considerata. Ma io, permettetemelo, ci tengo. Castaldo non è un prodotto della Primavera, non c’era in serie D e non so se finirà la sua carriera in questa piazza. Ma non credo ci sarebbe stato lo stesso Avellino che abbiamo potuto ammirare dalla promozione in Serie B in poi senza Gigi Castaldo. Per quello che fino a 4 mesi fa era l’indiscusso idolo della tifoseria, il trattamento riservatogli ieri, peraltro dopo un goal, appare esagerato e immotivato. Sono stato il primo a criticare l’ultimo mese di quello che spesso è il capitano della squadra, ricco di prestazioni sotto tono e di rigori sbagliati, ma da qui a dimenticarsi di quanto buono fatto ce ne passa. Sia chiaro, questa è solo la mia opinione e può essere o meno rispettata; tuttavia il ruolo del tifoso, credo, sia quello di sostenere la propria squadra e ora più che mai, i ragazzi avrebbero bisogno del proprio pubblico. Essere arrabbiati sì, sconfinare no. E’ solo un suggerimento.

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