Analisi Avellino-Pro Vercelli 3-2: Ora inizia il campionato dei Lupi

È finito il tempo delle chiacchiere, è finito il tempo di fare paragoni con le stagioni passate, è finito il tempo di piangersi addosso e leccarsi le ferite. L’Avellino finalmente mette la prima e acciuffa, appunto, la prima vittoria stagionale. Sabato, al “Partenio-Lombardi”, i biancoverdi si sono imposti con il risultato di 3-2 sulla Pro Vercelli.

Partita che sapeva di ultima spiaggia per mister Toscano, che, questa volta, cambia le carte in tavola schierando una coppia inedita là davanti: al fianco di Matteo Ardemagni, al centro delle critiche dopo il rigore sbagliato con il Cittadella e i gravi errori di Vicenza, scende in campo Daniele Verde, richiesto a furor di popolo dalla tifoseria irpina.

È un Avellino diverso: lo si vede fin dai primi minuti. La squadra inizia bene, crea occasioni, è aggressiva e concentrata. Verde sblocca il risultato, ma ancora una volta le amnesie difensive non mancano; Gonzalez atterra Mustacchio in area e e il numero 7 piemontese la pareggia di rigore. È vero, le distrazioni del pacchetto arretrato non mancano ma la compagine allenata dall’ex Novara e Ternana non si perde d’animo e reagisce. Asmah si procura un penalty, che Verde realizza in maniera perfetta. Si va a riposo in vantaggio. L’Avellino entra col mordente giusto e, dopo pochi minuti, finalmente si sblocca anche Ardemagni, che fa 3-1. Ad accorciare le distanze è La Mantia su un altro errore difensivo dei biancoverdi, in particolare del neo entrato Jidayi.

Analizzando le prestazioni dei singoli, tra i pali è da valutare la titolarità di Radunovic: il portiere biancoverde non trasmette sicurezza alla difesa, sembra avere problemi a comunicare con i compagni e alterna grandi parate a goffe incertezze. Prova da dimenticare per Gonzalez, che causa il rigore del pareggio e non riesce ad incidere come potrebbe; meglio Djimsiti, anche se bisogna sottolineare una sua disattenzione grossolana che poteva costare molto caro. Sorpresa positiva è senz’altro Layousse Diallo, che si dimostra più ordinato e meno irruento nei contrasti.

In mediana buone le prove degli esterni: Belloni corre per più di un’ora e serve un assist di buona fattura ad Ardemagni in occasione del terzo gol; Asmah si propone continuamente con le sue sgroppate ed è “furbo” nel procurarsi il rigore. D’Angelo, Soumare e Omeonga danno vita ad un’ottima prestazione, sudando la maglia e reggendo bene il centrocampo.

Monumentale la prova di Daniele Verde: era l’uomo più atteso ma, per fortuna, la pressione non gli ha giocato brutti scherzi. Tutt’altro! Confeziona una fantastica doppietta, coadiuvata da una gran corsa e giocate di grande classe. Ed infine, finalmente, Matteo Ardemagni. Gol importante il suo, che mette i tre punti in cassaforte, chiude parzialmente il momento nero e dà nuova linfa all’undici avellinese. Per quanto riguarda i subentrati, Jidayi disattento in occasione del gol di La Mantia, Bidaoui poco cercato e la piacevole sorpresa Idrissa Camara, che con un tiro spacca la traversa e rischia di far venir giù il “Partenio-Lombardi”.

Successo importante, che dà ai lupi ossigeno, morale e motivazioni. Forse è presto per definirla “vittoria scaccia crisi” ma i segnali lanciati sono di grande conforto. Il pubblico del Partenio può tornare a sorridere, dal momento che la vittoria in casa mancava dallo scorso febbraio.

Ora l’Avellino guarda alla trasferta di domenica 9 ottobre contro un Perugia, reduce da un’ottima vittoria esterna sul Frosinone (la seconda consecutiva), con più serenità e con maggiore consapevolezza. Toscano ha, in parte, ricompattato l’ambiente grazie ad una bella e convincente vittoria. Problemi ce ne sono ancora, ma di certo c’è la possibilità di affrontare le prossime partite con più fiducia, nella speranza che il tecnico calabrese e i suoi ragazzi riescano a “scacciare” critiche e fantasmi definitivamente.

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Francesco Rosa, 20 anni, è un ragazzo di Avellino, attuale studente di giurisprudenza, con una immensa passione per lo sport, in particolare per il calcio; è legatissimo alla squadra della sua città e a quella del suo paese.