Analisi Entella-Avellino 2-0: passo falso utile per il futuro

Ph: Alfredo Spagnuolo Fonte: usavellino.club

Il verdetto di Chiavari parla chiaramente. L’Avellino esce a testa bassa e, se vogliamo, anche leggermente ridimensionato dalla trasferta in terra ligure. Sono i padroni di casa ad avere la meglio e, soprattutto, ad imporsi con un gioco superiore: si dimostra costante la squadra di mister Breda, che mette in difficoltà i lupi attraverso accelerazioni sugli esterni e insidiosissimi calci piazzati; male i lupi che giocano a sprazzi, calando troppo spesso di intensità e concentrazione.

La buona prestazione all’esordio con il Brescia e i botti di mercato nel finale di sessione erano riusciti ad attenuare le polemiche e, in particolare, a riaccendere un velato entusiasmo in città. L’Avellino si è presentato al “Comunale” di Chiavari con maggiori certezze, ma, come è spesso accaduto nella stagione passata, la luce si è spenta all’improvviso e la squadra pian piano si è sgretolata, senza riuscire a ricompattarsi.

Torna a difendere la porta biancoverde Pierluigi Frattali, data l’assenza di Radunovic per l’impegno in nazionale. Il portiere romano è assolutamente incolpevole sui due gol incassati. Rimandato il reparto arretrato. Pessima la prova di Donkor: il difensore ex Bari ha evidenti responsabilità su entrambe le reti dell’Entella, come testimoniano la colossale dormita sulla punizione finalizzata dall’irpino Masucci e l’ingenuità in occasione del rigore, che verrà successivamente trasformato da Caputo. Non sufficiente la prestazione di Jidayi, infortunatosi quest’estate, ancora sulle gambe ed indietro con la preparazione atletica. L’unico ad impressionare positivamente è stato Alejandro Gonzalez, che ha i mezzi e l’esperienza giusta per guidare la difesa dell’Avellino.

A centrocampo, degno di nota è Niccolò Belloni, il quale punta spesso gli avversari, rientra sul sinistro ed effettua molti cambi di gioco a beneficio di Asmah, la cui prestazione è stata senza infamia e senza lode. Bene D’Angelo, che però ha sofferto il cambio di ruolo a partita in corso; non incidono, nonostante la loro generosità, Lasik e Omeonga. Quest’ultimo, alla mezz’ora del primo tempo, ha lasciato il posto a Gavazzi, non al top della forma dopo il problema accusato nel corso del mese di agosto.

In avanti le cose non vanno meglio. Mokulu è ancora impacciato e macchinoso, complici anche i carichi di lavoro, Castaldo prova in ogni modo a creare occasioni e a trascinare l’intera squadra, ma invano. Dalla panchina entrano Daniele Verde, che dimostra subito di avere un altro passo rispetto agli altri, e Matteo Ardemagni, l’uomo più atteso. Riceve pochi palloni giocabili ma i primi cenni di intesa con Gigi Castaldo sono più che interessanti.

Prestazione opaca dell’Avellino, che ritorna in patria con molte domande e poche (pochissime) risposte. Domande che dovrà porsi in primis Mimmo Toscano, il quale probabilmente non ha ancora le idee chiare sul modulo da adottare. 3-4-3 o 3-5-2? La carta Verde è da giocare a partita in corso o dall’inizio? Chi affiancherà Gigi Castaldo? Mokulu o Ardemagni?

Di certo, non è il momento di fare processi, perché la squadra in queste prime due uscite di campionato ha dimostrato comunque di avere un’identità ben precisa. Il gruppo sembra unito, all’allenatore il compito di assemblarlo. Staremo a vedere. Il campionato di serie B è lungo ed estenuante, ci sarà tempo per esprimere giudizi più approfonditi. Sabato al Partenio arriva il Trapani di Serse Cosmi, che rappresenterà un altro durissimo banco di prova per i lupi. Ma l’unica domanda che tutti si pongono in questo momento è la seguente: quando vedremo il vero Avellino?

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Francesco Rosa, 20 anni, è un ragazzo di Avellino, attuale studente di giurisprudenza, con una immensa passione per lo sport, in particolare per il calcio; è legatissimo alla squadra della sua città e a quella del suo paese.