Analisi Lanciano-Avellino 1-2: Tre punti che sanno di salvezza

Ieri a Lanciano l’Avellino ha, finalmente, ritrovato la vittoria. Tre punti che sembrano voler dire salvezza, tre punti che lasciano, secondo qualcuno, un po’ di amaro in bocca per quello che sarebbe potuto essere e non è stato.

Tesser: ora devo scusarmi

Questa rubrica non era ancora nata, ma la mia opinione di Tessere non era delle migliori e non ho tenuto nascosto il fatto da quando ho potuto esprimere la mia opinione in queste righe. Chiariamoci, non è che considerassi Tesser un brocco. Nient’affatto. Solo credevo che questa squadra non fosse fatta su misura per lui. E così è, questo ancora lo credo. Ma avevo, colpevolmente, sottovalutato le doti tattiche di questo mister. La gestione Marcolin ha dimostrato che il 4-3-1-2 del tecnico ex Novara non è un dogma che l’allenatore ha applicato per partito preso ma è proprio l’unico modulo possibile con questa rosa. Inoltre vanno riviste tutte le illazioni sul possibile rapporto incrinato con i senatori della squadra che avrebbe portato al suo allontanamento. Insomma, se a Vercelli si poteva parlare solo di reazione emotiva della squadra, l’approccio alla gara di ieri è la testimonianza che la mano del tecnico conta e quella di Tesser è bella pesante. Chapeau Attilio.

No all’entusiasmo

La salvezza dovrebbe essere in cassaforte. E sì, la partita di ieri è stata incoraggiante. Ma no, l’entusiasmo non mi sembra d’uopo. In primis la squadra è stata in superiorità numerica per 75 minuti, e io non l’ho notato; in secundis dietro, come sempre, si è ballato e, per una volta, solo l’arbitro ha potuto evitare che si ristabilisse la parità numerica in occasione del rigore a favore dei padroni di casa. Per quanto gradita, la scelta di non ammonire ne Jidayi ne Biraschi in quell’occasione è quanto mai cervellotica. Non oso pensare cosa sarebbe successo ad una squadra così instabile se l’ammonizione fosse toccata proprio al rientrante Jidayi. Quindi no, la mia opinione sulla rosa non cambia, e la strada da seguire in vista della prossima stagione è comunque quella del riazzeramento.

Insigne e Bastien: rimpianti biancoverdi

In una stagione che non ha lasciato altro che l’amaro in bocca, il mio più grande rimpianto sono questi due giovani giocatori. Non credo per Insigne si prospetti la stessa carriera del fratello, anzi ne sono certo. Ma il ragazzo Napoletano ha delle qualità che l’Avellino non ha saputo gestire, complice il suo carattere un po’ troppo difficile. La partita di ieri è la testimonianza di come, se messo nelle giuste condizioni, possa fare la differenza e rendersi molto pericoloso. E’ chiaro che ci sono, e ci saranno anche nei prossimi anni, dei limiti da colmare e delle imperfezioni da limare, ma la traccia lasciata da Insigne poteva, e doveva, essere più profonda. Il caso Bastien è un po’ differente. In questo caso, a mio avviso, si preannuncia una carriera ad alti livelli. I problemi, però, sono due: quale è il suo ruolo? E come mai è così incostante? Se la domanda al primo quesito è difficile e probabilmente verrà sciolta solo nei prossimi anni, quando il giovane Nazionale Under 21 Belga sarà alla corte di un allenatore in grado di capirlo a pieno, la seconda è apparentemente facile: è giovane. Si, forse si; ma il problema più grande è stata la discontinuità all’interno della stessa partita. Questo aspetto è stato perfettamente visibile nel match di ieri nel quale Samuel ha impressionato nel primo tempo, facendo a pezzi la retroguardia del Lanciano con improvvise accelerazioni, ed è stato completamente tangenziale nel secondo. Deve migliorare, e io credo lo farà. Dispiace per non aver visto il meglio di questo talentino del quale parleremo con una certa nostalgia quando, come credo, ci lascerà.

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