Analisi Perugia-Avellino 2-0: Quattro punti dai playout, non è più tempo di giochetti

Mi scuso. Lo faccio da subito, così da evitare ridondanti e prolissi incisi che altro non farebbero che rendere questa analisi ancora più feroce. Alzi la mano chi se lo aspettava. Sì, sono stato il primo a esprimere dei dubbi sul nuovo allenatore scelto da Taccone e co. per il dopo Tesser e sì, sono stato il primo a criticare il suddetto patron per l’esonero di Tesser, avvenuto con modalità e tempi degni del peggior Zamparini. Ma no, mai e poi mai mi sarei aspettato di vedere i biancoverdi a soli quattro punti dalla zona playout. 

Marcolin: ode alla disorganizzazione

Vien da pensare che la casualità sia l’obbiettivo ultimo di questo inesperto e, forse, inadatto allenatore (scusatemi per il forse). Dopo averci fatto vedere una squadra arrendevole contro il Crotone, cosa di per se giustificabile dato il momento dell’Avellino e quello dei capoclassifica, ha prima azzardato uno schieramento che faceva acqua da tutte le parti a Latina, per poi cambiare ancora in casa col Pescara, facendoci vedere un 4-4-2 privo di fondamento con interpreti collocati in zone del campo non di loro competenza, arrivando infine al 4-3-1-2 di Tesseriana memoria proposto ieri a Perugia. Se già non fosse abbastanza grave sacrificare tre partite per poi tornare al modulo che era già in uso, Marcolin è riuscito nell’impresa di peggiorare la propria situazione sbagliando, ancora una volta, la scelta degli 11 da mandare in campo. Infatti, su un campo sul quale hanno vinto davvero in pochi quest’anno, è riuscito a schierare una formazione che proponeva un Bastien alla Gavazzi, senza rendersi conto che attaccare il Perugia (lo so, l’Avellino non ha mai attaccato, ma se ci si schiera con due trequartisti e due punte probabilmente l’intenzione era quella) sarebbe stato mortale. In un contesto dove la difesa ha sempre lasciato a desiderare, la mossa di lasciarla ancora più scoperta, decidendo di proporre il duo Insigne-Bastien e rinunciando ai polmoni di Arini sembra essere l’ennesima dimostrazione di come questo allenatore non abbia minimamente trovato un feeling con la sua rosa e che, francamente, non lo farà mai.

Quello che fa più male: la squadra

E’ facile prendersela con l’allenatore e con la società che ha deciso di prenderlo. Meno facile, e soprattutto meno piacevole, è dover puntare il dito su chi in campo ci va. Le voci, per quanto non siano fonti certe, dicono che l’esonero di Tesser fosse dovuto ad una situazione nello spogliatoio non più gestibile. Ma, volendo prendere suddete voci per vere, quale sarebbe stata la differenza a continuare con una situazione ingestibile? La squadra non ha polso, non ha reazioni, non lotta. La difesa continua ad opporsi agli avversari con la stessa veemenza del famoso tonno con il grissino, il centrocampo è sempre il balia degli avversari e l’attacco, che almeno nella precedente gestione era prolifico, ristagna. Se ci fosse una torta a rappresentare le colpe, una buona metà se la starebbero spartendo società e allenatore, ma sull’altra metà, non c’è dubbio, sarebbero i giocatori a banchettare. Ci sono 4 punti, è vero, ma anche quattro squadre tra i Lupi e i playout. Questa folla va sfruttata, ma serve che i senatori prendano in mano la situazione, che l’Avellino abbia una reazione da vera squadra, che mostri l’orgoglio e che non finisca per rendere una tranquilla salvezza in un incubo che, solo fino a 4 settimane fa, sembrava inimmaginabile. O mi volete dire che Zito era così importante per questo spogliatoio…?

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