Avellino Calcio: Toscano fischiato, squadra in confusione e ultimo posto

Ph: Alfredo Spagnuolo Fonte: usavellino.club

Sembra una scena già vista, già vissuta l’anno scorso. L’Avellino si ritrova nei bassifondi della classifica dopo circa un mese dall’inizio del campionato. L’Avellino di Tesser dopo cinque partite si trovava in una situazione simile, soltanto con due punti in più rispetto a quello di Toscano, avendo tuttavia ottenuto la prima vittoria stagionale alla seconda giornata, ma avendo realizzato e, allo stesso tempo, subito qualche gol in più.

Momento non florido per questo Avellino, che, partita dopo partita, appare sempre più in difficoltà e soprattutto con un dato che non si può fare a meno di considerare: l’ultimo posto solitario. I numeri parlano chiaro. Solo due i gol realizzati dai biancoverdi, sette quelli incassati. Ciò che preoccupa di più è il fatto che questa squadra non sia ancora riuscita a trovare la prima vittoria dell’annata 2016-17. Ci sono evidenti problemi in ogni reparto.

Andando ad analizzare con ordine: per ciò che riguarda il portiere, l’ormai collaudato titolare Radunovic non sembra dare le giuste garanzie tecniche e trasmettere sicurezza alla difesa; quest’ultima, dopo il pareggio casalingo a reti bianche con il Trapani, si è completamente sgretolata nella partita di Verona.

Il reparto che desta maggiore preoccupazione è il centrocampo, sempre più sfilacciato, senza idee in fase di costruzione e continuamente in balia degli avversari; tutto ciò potrebbe essere ricondotto all’assenza di un autentico incontrista, e dunque alla mancata “sostituzione” di Mariano Arini durante la campagna acquisti. Come evidenziato da questi primi tragici numeri, l’attacco è sterile, fa fatica a creare occasioni e a tirare in porta: basti pensare che nemmeno ieri sera, in occasione del calcio di rigore, Ardemagni non sia riuscito a centrare quantomeno lo specchio. I due gol realizzati dall’Avellino in questo campionato sono frutto di due azioni casuali: una fortunosa sponda di Mokulu per il colpa di testa di Castaldo contro il Brescia, ed una deviazione fortuita dei difensori del Verona in occasione del tiro-cross di Belloni.

Sul banco degli imputati ci sono tutti: società, giocatori, staff, allenatore. Soprattutto quest’ultimo viene individuato come il maggiore responsabile del disastroso avvio dell’Avellino. Quello che traspare da queste prime cinque partite è che all’Avellino manchi un’identità di gioco; tale identità sembrava essere stata trovata con l’adozione del 3-5-2 come modulo di base, ma Mimmo Toscano ha cambiato gli interpreti per cinque volte consecutive, spesso adattando diversi giocatori a ricoprire ruoli che non appartengono a loro; basti pensare all’esperimento di Soumarè come mezzala di centrocampo o a quello di Bidaoui in coppia con Castaldo. Non si smuove dalle sue convinzioni il trainer calabrese, che va avanti per la sua strada e con le sue idee. Ma, visti i risultati, forse è il caso di ritrattare su queste ultime, dal momento che la rosa biancoverde non sembra confarsi al 3-5-2.

La sconfitta di ieri, tra le tre subite in questo mini-ciclo di partite, è sicuramente quella meno grave e preoccupante, ma è la più beffarda. L’Avellino ha indubbiamente compiuto dei passi in avanti rispetto alla tragedia calcistica alla quale abbiamo assistito, guarda caso, nella città di Romeo e Giulietta; ma non ci sono stati progressi significativi. Impegnato pochissimo Boris Radunovic, se non in occasione del gol dell’ex Andrea Arrighini; incolore la prova dei difensori irpini, i quali non devono fronteggiare grossi pericoli nel corso della partita, ma vengono sorpresi dall’errore di Momo Soumarè, che regala all’ex Avellino la palla dell’0-1.

In mediana, in spolvero gli esterni Belloni ed Asmah, i quali provano a dare brio alla manovra. Bene Omeonga, che interpreta come meglio può il suo ruolo. Cala, soprattutto fisicamente, il capitano Angelo D’Angelo, visibilmente affaticato. Prova ad emergere, in un’inedita posizione, Soumarè, che corre e si danna ma serve l’involontario assist ad Arrighini per il vantaggio del Cittadella. Davanti non pervenuto Sophiane Bidaoui, alla sua prima apparizione in biancoverde; Castaldo sembra essere sempre più fuori dagli schemi d’attacco dell’Avellino. Subentrati invece Mokulu, Verde ed Ardemagni. Il primo, grazie al suo fisico imponente, riesce a creare qualche grattacapo in più alla retroguardia veneta. Il fantasista napoletano prova ad incidere con la sua velocità e la sua tecnica, ma i suoi tentativi risultano vani. Infine, Matteo Ardemagni: il centravanti ex Perugia si prende la responsabilità di calciare un rigore che pesa come un macigno e che avrebbe dato una svolta al match e, probabilmente, anche alla stagione dell’undici di Toscano. Matteo sbaglia, tira fuori, si abbatte ed è nullo per il resto della partita.

La squadra è spenta, senza anima e non riesce ad esprimere al meglio le proprie potenzialità. L’allenatore, partita dopo partita, è sempre più confuso e non riesce a trasmettere alla squadra la giusta mentalità. A tutti questi problemi si aggiunge una “componente sfortuna” non indifferente, che mette il morale dei lupi sotto i tacchi. All’orizzonte tre scontri di fuoco: si parte con l’insidiosissima trasferta di Vicenza, uscito con le ossa rotte dal Del Duca di Ascoli. Si proseguirà con una Pro Vercelli capace di portare punti a casa su campi ostici come quelli di Trapani e Benevento, e con un Perugia agguerrito, perchè in crisi di gioco e di risultati. Questo trittico di partite sarà fondamentale per capire quali saranno le sorti di un Avellino costruito per essere protagonista nel campionato cadetto e attualmente sull’orlo del baratro.

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Francesco Rosa, 20 anni, è un ragazzo di Avellino, attuale studente di giurisprudenza, con una immensa passione per lo sport, in particolare per il calcio; è legatissimo alla squadra della sua città e a quella del suo paese.