Bari, quella pazza voglia di volare

Viaggio attraverso lo spettacolo andato in scena a Salerno. Storia di una pazza squadra, che non deve mollare proprio ora.

Urlando contro il cielo. Dalle parole di Luciano Ligabue, che ha dato il ritmo, senza volerlo, al coro “Bari e Salerno”, emerge una sacrosanta verità: questa squadra è viva, e vuole lottare per la promozione fino alla fine.

I biancorossi di Camplone passano in vantaggio, vengono raggiunti, rimettono la testa avanti, sciupano tutto e sbattono dentro il pallone della vittoria finale. Quando mancava ancora poco meno di mezz’ora alla fine. Il calcio è strano, maledettamente strano.

Dalla pazza partita di Salerno emergono varie cose. Una su tutte: Lotito, seppur contestato (probabilmente giustamente), a inizio campionato fece passare un messaggio interpretato in un modo piuttosto che un altro. Parliamo del fatto che Carpi e Frosinone non dovessero salire in Serie A. Nulla da ridire: hanno meritato stravincendo il campionato l’anno scorso. Elogio anche alla programmazione degli emiliani e al cuore dei ciociari. Ma, invece, che ci fanno piazze come Salerno e Bari in questa categoria? Allo Stadio “Arechi” non sta stretta la Serie B (o, addirittura, la Lega Pro, dal prossimo anno, se le cose finissero così)? Quale tifoseria, in Serie A, porta in trasferta un oceano di persone (saranno state settemila?), in tutti i settori (leggasi gemellaggio)?

Sulla coreografia non c’è niente da dire: parlano già gli occhi, riempiti dalla bellezza di uno spettacolo stupefacente. Chapeau.

Un’altra verità lapalissiana: Zdenek Zeman ha lasciato il Lugano e si è reincarnato in Camplone. Non c’è spiegazione, altrimenti: la difesa della Bari non trasmette alcuna sicurezza, privilegiando cavalcate improbabili e disimpegni da film horror. Movimenti sbagliati, scarsa concentrazione: al Galletto serve un lavoro di testa e un deciso potenziamento tecnico.

Al netto di tutta la bellezza dalla cintola in su. I biancorossi in avanti possono essere una bella macchina. Segnano, però, più per determinazione che per organizzazione. Contropiede dell’1-3 a parte: quello, invece, è da scuola calcio. L’allenatore abruzzese ha cambiato diverse cose in questa squadra. Una su tutte? La mentalità: siamo passati dal macchinoso attendismo di Nicola (retropassaggi!) alla sorniona manovra offensiva di oggi. Il Bari ha capito come vincere in Serie B: non serve attaccare a spron battuto e inutilmente. È necessario, invece, stare sul pezzo (Dezi super), marcare (capitan Defendi, hai capito?) chiudere tutti gli spazi (Tonucci-Di Cesare, così proprio no!) e ripartire con cervello.

Non nascondiamoci: il Bari, complessivamente, è forte. E’ molto forte. Non facciamo passare il messaggio che questa sia una squadra sopravvalutata. Non facciamo passare il messaggio che il Bari non sia da Serie A, e che ai playoff si sciolga come neve al sole. Potrà anche essere così: la retroguardia, come detto, è ballerina. Ma, dopotutto, al popolo biancorosso questo importa relativamente. Al popolo di Bari importa una sola cosa: urlare contro il cielo. Bari ha una pazza voglia di volAre. Camplone, finisci pure di montare le ali.

About Nicola Loseto 738 Articoli
Appassionato di calcio fin da bambino, nato a Bari nel 1970. Da sempre tifoso del Bari, mi interesso di calcio, basket e altri sport.