Che Fine Ha Fatto Domenico Cecere: Avellino e Messina, ora ha un’attività

Ritorna la rubrica di Albarsport.com, “Che fine ha fatto”, ricordando quelle meteore passate per il nostro campionato che, per un motivo o per un altro, hanno lasciato il segno.

Questa settimana è il turno di Domenico Cecere.

Mimmo Cecere cresce nel Napoli, occupando il posto di terzo portiere nella stagione 1991-1992 in Serie A, ma arriverà ad Avellino solo nel 2002. Prima dell’esperienza biancoverde passa al Palermo, poi al Nola e varie squadre, per poi arrivare a Pescara durante la stagione 1997-1998, dove gioca solo 4 incontri, subendo 4 reti.

Portiere dal quale tutti si aspettano una carriera da urlo, Cecere vive in realtà solo tanta Serie B e tanta C, ma mai una presenza in Serie A. Il perché lo spiega lui stesso in un’intervista: «A quei tempi persi il treno giusto tra Palermo e Salerno, città in cui sarei dovuto andare a giocare, essere il portiere titolare e lottare per la promozione in Serie A, ma nella quale non arrivai mai. Ero sotto la procura di Alessandro Moggi che però aveva deciso che io a Salerno non ci avrei dovuto mettere piede, firmando, piuttosto, col Pescara, una loro squadra satellite. Giocavo al Bisceglie ed il presidente mi aveva già venduto al Pescara, ma l’offerta della Salernitana era economicamente più vantaggiosa per me, oltre ad avere un allenatore che mi teneva in grande considerazione, così Alessandro Moggi mi fece firmare anche con i campani e disse che si sarebbe occupato di risolvere la situazione. Così non fu e rischiai anche la squalifica per aver firmato due contratti con due squadre, all’epoca ci fu un piccolo scandalo. Ricordo che mi ribellai a tutto ciò, partii con la mia macchina da Caserta e arrivai a Milano in quattro ore, era l’ultimo giorno di calciomercato; Moggi mi vide sorpreso, ma disse che io sarei comunque dovuto andare a Pescara perché lui aveva deciso così. Due giorni dopo mandai la disdetta per la sua procura nei miei confronti e credo che quello stesso giorno misi, a meno di venticinque anni, la parola fine sull’opportunità di giocare in Serie A».

Lascerà il Pescara per unirsi alla Fermana, con la quale vince il campionato di Serie C1 all’ultima giornata; ben presto tornerà ad occupare il posto tra i pali dello stadio del Delfino, per poi passare nuovamente alla Fermana, con cui milita per quasi tutto il campionato di Serie B.

Nei primi anni 2000 continuerà a passare da una squadra all’altra (Pescara-Messina-Treviso e poi di nuovo Pescara), per poi venire successivamente acquistato dall’Avellino nel 2002. Proprio con la squadra irpina Cecere trova costanza e un posto da titolare fisso in quattro stagioni, sino a quella del 2006-2007, dove diviene il secondo portiere e capitano biancoverde; ma soprattutto nasce un ottimo rapporto con il Mister Zeman, anti-moggiano: « Zeman è stato l’allenatore che, oltre a ricordare con più piacere, è stato quello che mi ha capito, ha creduto in me e che ho ripagato con grandi prestazioni. Ad Avellino disputai quello che ritengo il miglior campionato della mia storia calcistica, togliendomi anche la soddisfazione di parare due rigori al Messina nella stessa partita. Il Messina venne promosso grazie a qualche aiuto da parte degli arbitri e alle amicizie con Moggi, mentre noi a fine stagione retrocedemmo anche per via dell’organico modesto che la dirigenza aveva costruito per la categoria. Ripartimmo subito per vincere e ad Avellino arrivò quel Pavarese che mi aveva cacciato da Messina; stavolta però io ero il capitano della squadra e lui, seppur avellinese di nascita, non era nessuno».

Per Cecere si apre un periodo di alti e bassi… Nel vero senso della frase. L’Avellino viene promosso in Serie B nel 2002; una promozione che i tifosi dell’Avellino aspettavano da circa dieci anni«Conquistammo la promozione in B al termine di una stagione in cui lavorammo duramente – afferma Cecere in una recente intervista ad Orticalab – La tifoseria ci fu molto vicina, più noi crescevamo, più loro si stringevano a noi. In casa c’era spesso il pienone ed in trasferta c’erano migliaia di irpini pronti a sostenerci. Erano incredibili, venivano ovunque. È emozionante pensare ai diecimila che arrivarono a Crotone per festeggiare con noi. Demmo il 101% per vincere quella gara e conquistare la B. Eppure non eravamo i favoriti, tutti dicevano che sarebbe stato il Pescara a vincere il campionato. Beh, avevano fatto male i conti. A Crotone si chiuse un cerchio: il primo posto andò a chi lo meritava. Festeggiammo con le migliaia di tifosi arrivati fin lì, poi tornammo in città per abbracciare tutta la piazza. Sono passati dodici anni, ma mi emoziona ancora parlarne…»

La rottura però arriva durante quello che sarà il suo ultimo anno ad Avellino. Stanco di ricominciare dalla C1, Cecere decide che dividersi sarebbe giusto sia per lui che per la società, ma con quest’ultima che rifiuta la sua richiesta di cessione,  Cecere resta ai margini della rosa per l’intero anno. Nella stagione 2007-2008 però viene acquistato dalla Cavese, andando a giocare in Serie C1.

Dopo aver militato ancora per un po’, arriva al Gela in Serie C2, dove segna un goal di testa al 92′ contro l’Isola Liri, che permette alla sua squadra di raggiungere il pareggio. Resta in Sicilia ancora per qualche anno, tornando a Messina, che rappresenta la fine della sua carriera. Il 21 dicembre 2011 decide di ritirarsi, giocando l’ultima partita contro il Cittanova Interpiana. Nonostante ciò, dopo pochi giorni decide di restare fino a fine stagione anche con il ruolo di preparatore dei portieri, convinto dalla dirigenza.

Abbandonato completamente il calcio, ora Cecere gestisce un locale, il Vulkania, dove si riuniscono tutti i giocatori e dirigenti delle due società messinesi.

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Classe '96. Laureanda in Scienze della Comunicazione, appassionata di giornalismo, viaggi e da sempre grande amante di calcio e dell'Irpinia.