Cosa ci lascia Euro 2016: la storia scritta da Cristiano Ronaldo

Un mese di grande calcio, un mese di emozioni, sensazioni, lacrime di gioia e di dolore che hanno accompagnato milioni di tifosi. Euro 2016 è finito, nel modo più inaspettato. E ha sovvertito ogni pronostico, numero o statistica. Vince il Portogallo. Vince Cristiano Ronaldo, che fa double con la Champions League e si assicura il Pallone d’Oro 2016. Ma prima di arrivare alla vittoria dei portoghesi, ci sono tante storie da raccontare, una più bella dell’altra.

Innanzitutto è stato un Europeo scarso dal punto di vista tecnico. L’allargamento a ventiquattro squadre ha permesso la qualificazione a Nazionali che non avrebbero mai messo piede in questa competizione con la vecchia formula. Un bene per i diritti tv e per lo spettacolo televisivo, un male per la qualità del gioco espressa, nonostante le cenerentole abbiano fatto la loro porca figura (dall’Albania al Galles, dall’Islanda all’Irlanda del Nord). Da registrare l’assenza dell’Olanda, che in una competizione come questa si è sentita eccome. E un po’ come la Nazionale dei Tulipani, a Euro 2016 sono mancati i fantasisti, i numeri 10. È stato l’Europeo delle difese granitiche e della tattica, più che dei fuoriclasse. È soltanto lo specchio di ciò che sta accadendo in Europa a livello di club, il calcio sta modificando, o lo ha già fatto, le proprie regole e convinzioni.

LA BELLEZZA DEL CALCIO, MESCOLANZA DI ETNIE E TRADIZIONI DA SCOPRIRE – Alzi la mano chi non si è emozionato a vedere le immagini dei tifosi islandesi al ritorno della propria Nazionale a Rejkyavik. Il Geyser Sound ha contagiato tutta Europa, tanto che anche francesi e gallesi hanno “copiato” l’idea ai vichinghi, una delle grandi sorprese di Euro 2016. Un paese intero (poco più di 300.00 abitanti, una nazione grande quanto Bologna, 99,8% di share televisivo per la sfida contro l’Inghilterra agli ottavi) al fianco dei proprio beniamini, giocatori che hanno rappresentato molto di più che una semplice Nazionale. Oppure il tormentone dei Nord Irlandesi, quel Will Grigg’s On Fire (sulle note di Freed From Desire di Gala Rizzuto) che sta facendo ballare milioni di giovani. Un paradosso che il protagonista del coro non sia sceso in campo neanche per un minuto, ma sia diventato l’idolo delle masse. Rimanendo in Irlanda, ma spostandoci a Sud, le immagini più belle ce le ha regalate il popolo di San Patrizio. In tutta la Francia non è stato trovato un irlandese sobrio. Dalla ninna nanna al bambino in metropolitana, al coro/preghiera per la suora, ai “gemellaggi” con i tifosi italiani e svedesi, i supporters irlandesi hanno dimostrato senso di appartenenza e identità nazionale come pochi altri. Immagini che contrastano con quelle degli hooligans inglesi e russi che hanno messo On Fire Marsiglia. Roba da non sottolineare e raccontare.

LA COMPETIZIONE – E poi al centro di tutto c’è il calcio giocato, che sa regalare intrighi e storie come nessun altro sport. Euro 2016 è stato un dramma sportivo per la Francia, che ha subito la grande debacle. Questi qui ogni volta che hanno organizzato una competizione in casa loro, l’hanno sempre vinta. A Parigi comandano i francesi, non c’è nulla da fare. Ma stavolta no, stavolta gli dei del calcio si sono messi contro. Nonostante un sorteggio abbordabile e un cammino semplice (Albania, Romania, Svizzera, Irlanda e Islanda fino alle semifinali), la Francia non è riuscita a conquistare il titolo, con la Nazionale più forte degli ultimi anni, imbottita di giovani campioni. Qualche responsabilità c’è, da attribuire a Didier Deschamps, che ha snaturato il suo miglior calciatore piazzandolo davanti alla difesa. E Paul Pogba ha deluso. Ma non veniteci a dire che non sia ancora un leader. I galletti si sono aggrappati alla vena di Antoine Griezmann, in assenza di Karim Benzema, che non ricorderà questo 2016 con piacere: sconfitta in finale di Champions League e in finale di Europeo, non c’è niente di peggio.

Dalla delusione francese a quella spagnola. Euro 2016 ha segnato la fine dell’era del tiqui taqua. Non solo la Nazionale di Del Bosque, ma anche quella Campione del Mondo di Loew, la Germania, è stata prima messa in difficoltà (Italia) e poi sconfitta (Francia) da dovute contromisure attuate al Guardiolismo (si, perché i crucchi sono stati influenzati evidentemente dal triennio di Guardiola al Bayern). E l’autore di tutto questo si chiama Antonio Conte.

Antonio Conte Sangue Euro 2016

Per quanto riguarda noi italiani, è lui il vincitore morale di Euro 2016. Deschamps, per sconfiggere i tedeschi in semifinale, avrà visto la partita Italia-Germania almeno dieci volte, e l’avrà fatta rivedere ai suoi calciatori. Conte docet. È stato un buon risultato per gli azzurri raggiungere i quarti di finale con la Nazionale più scarsa degli ultimi trent’anni. Diciamolo una volta per tutte, tanti complimenti agli azzurri, ma non si può festeggiare il traguardo dei quarti, la nostra Nazionale ha ben altra tradizione. C’è stata anche una bella dose di sfortuna, visti gli accoppiamenti nel tabellone. Ecco, il tabellone. Più criticato del Berlusca ai tempi di Ruby. Sarà mica colpa sua se Spagna e Inghilterra (disastro Hodgson) si sono fatte gabbare nel proprio gironcino? Quindi inutile prendersela con gli accoppiamenti.

Chi certamente ne è uscito favorito è stato il Portogallo, che ha avuto una bella dose di sorte. Non hanno mai entusiasmato, non hanno mai convinto. Nel girone più facile degli Europei sono passati per il rotto della cuffia, con tre pareggi contro Islanda, Ungheria e Austria. Per non parlare degli ottavi di finale: sottomessi per 120 minuti da una splendida Croazia, trovano il gol fortunoso in contropiede con Quaresma. Quaresma. Vincono ai rigori contro la Polonia e asfaltano il bellissimo Galles del principe Gareth Bale, ormai giunto al canto del cigno in semifinale. Quella contro i gallesi è stata l’unica vittoria davvero meritata, ma anche quella che ha dato la convinzione a CR7 e i suoi di poterlo sfangare questo Europeo. E l’hanno fatto, nel modo più incredibile. Perdendo il loro trascinatore dopo venti minuti in finale per infortunio, grazie al tiro dello zero a zero ai supplementari di un giocatore, Eder, che nella sua onestissima carriera si è regalato qualcosa da raccontare ai nipotini. Certo, ridurre tutto alla fortuna sarebbe falso, oltre che irriconoscente verso Fernando Santos. Il ct portoghese è stato bravo a mettere insieme fantasisti giovani e di esperienza e farli rendere al meglio. Renato Sanches, Joao Mario e Andrè Gomes sono già nomi di mercato, per Nani e Quaresma sarà l’ultima gioia della carriera. Santos ha impostato il suo gioco su una buona struttura difensiva, adatta a reggere gli urti di grandi attacchi e a sopprimere gli avversari non dando punti di riferimento lì davanti con la fantasia dei propri interpreti. La difesa ha vacillato solo contro l’Ungheria, per il resto un solo gol subito. Ed è tutta qui la chiave della vittoria degli iberici, con un Cristiano Ronaldo in più.

Questo Europeo passerà alla historia come quello vinto da CR7. Il momento in cui ha alzato la coppa lo rivedremo nei documentari tra cinquant’anni. Non ce l’aveva fatta Eusebio, neanche Luis Figo e Manuel Rui Costa. Ce l’ha fatta Ronaldo. Ci ha offerto tanti spunti. La sua prestazione in finale è qualcosa difficile da spiegare. Attendi quest’occasione da quel lontano 2004, quando eri ancora troppo giovincello per trascinare i tuoi alla vittoria, quando la tua Nazionale si è presentata da favorita ed è caduta inesorabilmente nel vortice della prepotenza. E l’occasione la ottieni, stavolta da vero trascinatore. Doppietta con tanto di tacco contro gli ungheresi e qualificazione acciuffata, corsa di 70 metri contro la Croazia nell’azione del gol, alla Del Piero contro la Germania nel 2006, decisivo nella semifinale contro il Galles. Ma in finale accade qualcosa che va contro ogni spiegazione. Sei il bersaglio, sei quello da fermare. Anche con le cattive. E in due contrasti duri Ronaldo deve alzare bandiera bianca, dopo venti minuti il sogno del Portogallo sembra infranto. Basta guardare le facce dei tifosi sugli spalti per capire, sembrava che la partita fosse finita al 23′ minuto con la vittoria della Francia. E invece non sarà così, questo Europeo ci ha abituato alle sorprese. E anche quando è fuori dal campo, il trascinatore prende le redini e affianca il suo mister. Protagonista anche fuori dalla scena. Come aveva già fatto nei rigori contro la Polonia si erge a leader incontrastato. È il miglior giocatore del mondo. E quando il leader è costretto ad uscire, sono i compagni a regalargli la gioia più grande. Come detto, non ci sono parole per spiegare. Basta guardare queste due immagini racchiuse nella stessa partita.

Cristiano Ronaldo lacrime in finale

Cristiano Ronaldo Alza la Coppa

Obrigado, Cr7. Atè a proxima.

About Aldo Pio Feoli 37 Articoli
Giornalista Pubblicista dal 2016. Laureando in Scienze della Comunicazione all'Università degli Studi di Salerno. Nato nel 1993 ad Avellino, esperto di Social Media, collabora per diversi giornali online tra i quali AlBarSport.com e IlCiriaco.it. È SMOS dell'U.S. Avellino 1912 per la Lega di Serie B.
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