Di Somma ad Albarsport.com: “Avellino, dai giocatori serve più cattiveria”

In esclusiva ai microfoni di Albarsport.com ha parlato Salvatore Di Somma, indimenticato capitano dell’Avellino Calcio ai tempi della Serie A e attualmente direttore sportivo del Benevento, capolista del Girone C in Lega Pro.

Di seguito vi proponiamo l’intervista integrale all’ex libero biancoverde:

Quando mancano ormai poche giornate al termine del campionato cadetto, l’Avellino si trova a -8 dai play-off e lontana dagli obiettivi prefissati a inizio stagione. Come valuta la decisione della società di esonerare Attilio Tesser quando il campionato era già compromesso?

“Quando i risultati vengono a mancare è normale che l’allenatore venga esonerato, è sempre l’allenatore a pagare nel calcio. Forse cambiando il tecnico la società voleva dare una svolta nell’ambiente, nello spogliatoio, ma al momento non ha dato esiti positivi. Non era partito male con il pareggio interno con la prima in classifica, il Crotone, ma poi c’è stata questa brutta sconfitta a Latina e contro il Pescara che hanno demoralizzato un po’ tutto l’ambiente, scatenando la contestazione, giusta, dei tifosi”.

Cosa pensa di Dario Marcolin?

“E’ un allenatore emergente, non un allenatore importante. Con l’esperienza forse farà bene e spero possa fare bene anche con l’Avellino in queste ultime giornate. Non lo conosco, so solo che è stato vice di Mancini, all’Inter, e Mihajlovic, al Catania, ma per il resto lo conosco davvero poco per dare un giudizio sul suo operato”.

Lei, come direttore sportivo, avrebbe mai ceduto un giocatore importante come Marcello Trotta nel mercato di gennaio?

“Io credo che l’Avellino con Trotta abbia fatto un’operazione importante, portando nelle proprie casse una cifra importante. Era un’operazione che andava fatta, perché l’investimento fatto l’anno scorso ha dato i suoi frutti e il giocatore voleva la Serie A da quello che ho capito. Se devo parlare da tifoso dell’Avellino, invece, credo che bisognerebbe aspettarsi molto di più dai giocatori che ci sono in rosa a livello di cazzimma e di cattiveria, soprattutto da quelli che compongono il reparto offensivo, perché penso sia ben coperta davanti con Castaldo, Mokulu e Tavano. Joao Silva non ha mai veramente giocato, ha fatto pochissimo e quindi non ha potuto aiutare i compagni in questo girone di ritorno”.

Lunedì sera il Benevento sarà impegnato in trasferta a Cosenza. Qual è la diretta concorrente per la corsa alla Serie B che teme di più?

“Trasferta complicatissima a Cosenza, ma temo tanto il Lecce, perché è a -4 da noi ed è l’unica al momento che può incalzarci e darci fastidio. Questo weekend c’è lo scontro diretto tra Casertana e Foggia, quindi una delle due perderà punti e noi potremmo allungare ulteriormente sulla terza e sulla quarta se dovessimo riuscire a vincere. La Lega Pro è un campionato strano, difficile, ma arrivati a questo punto quattro punti di distacco potrebbero anche bastare”.

Pierpaolo Marino ha dichiarato in una recente intervista che Roberto De Zerbi è un allenatore di sicura prospettiva e anche l’Avellino ci potrebbe pensare. Lei c’ha confidato sulla nostra pagina Facebook, Avellino Sportiva, di non essere d’accordo: c’entrano i fatti di Foggia-Benevento?

“Ho semplicemente letto che Marino aveva detto che De Zerbi è un allenatore importante e ho commentato perché non ero assolutamente d’accordo. De Zerbi non è un grande allenatore, non mi piace il suo atteggiamento e pecca spesso di presunzione, questa è una cosa che non mi piace affatto. Per il resto non c’entrano assolutamente nulla i fatti di Foggia-Benevento, è un’opinione personale, avendone visti passare tanti di tecnici, sia da giocatore che da allenatore e direttore sportivo”.

Considerando che Marcolin ha un contratto fino al prossimo 30 giugno, secondo lei qual è l’allenatore giusto per l’Avellino per il prossimo anno?

“Sinceramente non so chi possa essere il prossimo allenatore dell’Avellino e non so se possa essere confermato Marcolin. Io ho un paio di preferenze, due-tre allenatori bravi e con cui mi trovo bene sia dentro che fuori dal campo, ma non mi sembra corretto fare nomi”.

In chiusura, un amarcord dell’Avellino ai tempi della Serie A, di cui lei è stato un indimenticato capitano: ci sa dire qualcosa di più in merito all’episodio che ha coinvolto lei e Carletto Mazzone nel 1984 nel tunnel degli spogliatoi?

“Un singolo episodio, niente di più. C’era tanta di quella confusione, c’era gente che fumava e Mazzone passò vicino a una sigaretta di qualcuno e si bruciò. Me lo ricordo a malapena perché sono passati 32 anni e quindi i ricordi sono vaghi. Per il resto ho solo bellissimi ricordi di quell’Avellino e di quei dieci anni, con tutti quei tifosi attorno e quella passione che ci coinvolgeva”.

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Nato ad Avellino nel 1996, frequenta la Facoltà di Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno e collabora da circa due anni con diversi siti sportivi. Il calcio e l'Avellino sono da sempre le sue più grandi passioni, a tal punto da seguire i Lupi in casa e in trasferta.