Guardiola, l’inizio della fine?

fonte foto: Fox Sports

“Starò nel City per tre anni, forse più, ma sono vicino a chiudere la mia avventura da manager. Non ho intenzione di allenare fino a 60 anni. Il futuro? Cercatemi su un campo da golf…”

Queste sono le parole rilasciate dal tecnico catalano dopo la vittoria, non poco sofferta, ottenuta in casa contro il Burnley lo scorso lunedì. Parole che hanno destato clamore. Cosa preoccupa davvero Guardiola? Partiamo dagli albori.

Pep inizia la sua carriera di allenatore nell’estate del 2007; dopo gli ultimi due anni da calciatore passati a svernare sui campi di Qatar e Messico viene chiamato ad allenare la squadra B del Barcellona, club per il quale è stato capitano e condottiero. Dopo un anno di prova viene dichiarato ufficialmente l’allenatore dei blaugrana dal presidente Laporta. Il primo anno è trionfale, pronti via ed è subito triplete. Successivamente arriveranno: Supercoppa di Spagna, Supercoppa Europea e Mondiale per club. Nelle successive tre stagioni al Barça vince: due titoli, una Champions League, una Supercoppa Europea, una Supercoppa Spagnola ed una Coppa del Mondo del club. Più che i titoli però, la cosa che lo porta alla ribalta è l’innovativo sistema di gioco che irrompe nel mondo del calcio: il tiki taka.

Nell’estate del 2013 accetta una nuova sfida: portare il calcio del possesso palla totale in Germania, precisamente al Bayern Monaco. Dopo 3 stagioni condite da altrettanti titoli nazionali, due coppe di Germania, una Supercoppa Uefa ed un Mondiale per Club, complici anche i malumori della dirigenza che non lo ha mai amato del tutto, Pep decide di cambiare aria.

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Così quest’estate ha accettato un nuovo progetto, forse il più difficile: portare il tiki taka in Inghilterra, lì dove la tattica non è certo una priorità. Dopo averli rifiutati da calciatore questa volta il catalano non ha saputo dire di no ai milioni provenienti dai Citizens; la sfida a Mourinho per il dominio di Manchester è ufficialmente aperta.

Il calcio che propone il Manchester City in realtà non sempre ricorda quello spumeggiante visto ai tempi del Barcellona, i calciatori hanno difficoltà ad assimilare il nuovo modello di gioco, i risultati tra Champions e Premier League sono sotto le aspettative ed è subito crisi. Certo, parlare di crisi con un terzo posto in campionato ed un secondo posto nel girone di Champions dietro al Barcellona forse è troppo ma i malumori nei dintorni di Manchester sono molti. Guardiola in questi anni non ha mai nascosto lo stress che prova nell’affrontare il proprio lavoro. Il modello di gioco è sempre lo stesso e non sempre i suoi giocatori sono contenti di non variare mai sistema, inoltre la costante ricerca della perfezione logora un animo non abituato alle sconfitte. Così a soli 45 anni il tecnico catalano già pensa al ritiro. Probabilmente sono solo provocazioni, ma Pep è scontento del modello inglese: troppe partite in pochi giorni non giovano ad una squadra che spreca tante energie fisiche durante tutti i 90 minuti. In caso di flop la prossima stagione potrebbe essere anche l’ultima, non della sua carriera ma sicuramente della sua esperienza al City. Il campionato però è ancora lungo e nulla è perduto, superare gli ottavi contro il Monaco è di vitale importanza per recuperare il morale perso in questo avvio di stagione.

The Indipendent

Saprà il tecnico catalano reggere ancora a tutto questo stress? Lo vedremo. Sarebbe interessante poter vedere il tecnico catalano alla prova nel campionato italiano, il suo maniacale tatticismo troverebbe pane per i suoi denti. L’unica squadra che al momento potrebbe permettersi il tecnico spagnolo e la Juventus ma i nuovi investimenti delle squadre milanesi promessi dai cinesi potrebbero aprire nuovi scenari. Per il momento è solo fantamercato ma nel calcio una sola cosa è certa: tutto può accadere.

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Nato ad Avellino nel 1992 e laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali ama viaggiare ed è appassionato di calcio internazionale, storia e politica.