Italia-Germania: grazie Andrea, Grazia…no

Fine della corsa, capolinea. La Nazionale italiana di Antonio Conte viene eliminata ai tiri di rigore da una Germania tosta, fortissima e sicuramente superiore, in quanto a tasso tecnico, alla nostra squadra, per la quale abbiamo gioito per ben altri motivi.

Quali? In primis, il cuore. Raramente mi sono appassionato così tanto ad una formazione che rappresentasse il nostro territorio nazionale, tra quelle proposte negli ultimi anni. C’era quella sgonfia del 2010, quella pimpante del 2012, quella grigia e bigia del Mondiale di Prandelli.

Poi è arrivato lui: Antonio Conte. Un condottiero, più che un allenatore. Un leader, più che un capo. Senza dubbio, a parer mio, uno dei più forti allenatori del mondo. Un ct capace di tirar fuori il meglio da chiunque gli stia vicino, che vesta la maglia azzurra o che sia presente nei panni del dirigente.

Chi avrebbe puntato un euro su questa squadra? Io, no di certo. Le convocazioni, a furor di popolo (ti chiedo scusa, Antò), erano ‘tutte sbagliate’. Avremmo portato Pavoletti, forse Acerbi, alcuni Pirlo, altri Jorginho. Ma erano i nomi dei 23 a far discutere: Stefano Sturaro, Mattia De Sciglio (maiuscolo con la Spagna, ottimo con i tedeschi)…Graziano Pellè!

Credo valga la pena spendere due parole su questo ragazzo. 29 anni, milita del Southampton, con risultati comunque apprezzabili. Forse gli sono state concesse poche chances in Serie A, avrebbe meritato sicuramente più spazio. Controllo di palla approssimativo, certo, ma tanta corsa, tenacia e un cuore grande così. Ci aveva conquistato tutti per l’umiltà che ha mostrato contro il Belgio e nella gara con la Spagna di lunedì scorso.

Umiltà. Una parola davvero molto grande. Non mi sento di dire che sia sconosciuta a Graziano Pellè. Insomma…dopo 120 minuti ci può stare che l’ossigeno non arrivi al cervello. Può capitare di sbagliare un calcio di rigore (leggasi Zaza. A proposito: il rigore si tira forte e centrale, se non sai cosa fare).

Quello che non può e non deve capitare è dimenticare da dove vieni. 29 anni, in giro per l’Europa perché nessuno ti ha voluto realmente con te. Se hai fatto questo continuo Erasmus, beh, non puoi permetterti di prendere per i fondelli un certo Manuel Neuer, eccellente portiere e probabilmente dotato di una tecnica individuale pari alla tua. No, Graziano, proprio no.

E allora dico “grazie Andrea”. Grazie Andrea Barzagli. Grazie di tutto: è stata la prima cosa che ho urlato quando hai messo dentro il tuo rigore. La tua esperienza con la maglia più azzurra che c’è è terminata in maniera amara. Non meritavi un epilogo simile. Ma hai detto una cosa meravigliosa: “Stavamo troppo bene insieme”.

E non è vero che “di questa Nazionale non se ne ricorderà più nessuno”. Ce ne ricorderemo per sempre, Andrea. Ci ricorderemo per sempre del muro che hai eretto a protezione di Gigi Buffon, un altro che di lacrime ne ha versate ieri sera. Grazie di tutto. Grazie anche a Pellè: siamo certi che, la prossima volta, ci penserà due volte. Arrivederci in Russia.

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Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, studia Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Da sempre grande appassionato di calcio, si interessa anche al basket e al tennis.
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