Ivan Zaytsev ad AlBarSport.com: “Obiettivo Medaglia alle Olimpiadi di Rio 2016”

“Ivan Zaytsev è un pallavolista italiano. Gioca nel ruolo di schiacciatore/opposto nel club russo Dinamo Mosca e veste la maglia della Nazionale italiana dal 2008.” Sono questi i primi dati che fornisce il web quando su un motore di ricerca si digita Ivan Zaytsev.

La redazione Volley di Albarsport.com ha cercato di andare oltre, fare domande che molti di voi si saranno posti chissà quante volte, guardandolo sempre giocare con il fuoco negli occhi, la grinta, la voglia di vincere, di arrivare lontano, di lottare fino alla fine, ma anche la generosità, la versatilità nel cambiare ruolo e adattarsi alle situazioni più diverse per il bene della squadra.

Ivan non passa mai inosservato, lo sappiamo bene, è uno che attira lo ‘Spotlight’ in maniera naturale, è il pallavolista simbolo dell’epoca moderna, la potenza della sinergia muscolare, la rapsodia delle contrazioni volontarie, l’istinto del killer, le urla del guerriero, la forza primordiale del braccio armato di diabolica cattiveria.

Ivan Zaytsev è l’idolo che aizza le folle, che cerca l’esaltazione, la glorificazione attraverso le sue gesta, il tutto condito da sangue e istinto. Perché è uno di quelli che quando gioca dona se stesso senza trascurare la dimensione personale. Lo “Zar” ha voluto dedicarci qualche minuto del suo tempo prestandosi a quest’intervista, onesto e genuino come sempre, come lo spiccato accento romano che accompagna ogni sua dichiarazione.
Se siete curiosi di sapere cosa ci ha risposto continuate a leggere.

I fatti di Rio della scorsa estate sono noti a tutti, e non ti chiederemo di parlarne ancora, però sicuramente quell’evento ha provocato la fine di qualcosa e l’inizio di qualcos’altro. Tornerete a Rio grazie alla qualificazione olimpica conquistata la scorsa estate, cosa ti senti di dirci riguardo a questo cambio in panchina che in qualche modo ha portato i suoi frutti? Quali sono le tue aspettative per le Olimpiadi?

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Foto albarsport.com

Mi piace riassumere quello che è successo nella passata estate con una frase: tutto è iniziato a Rio è tutto si concluderà a Rio.
Sicuramente la nazionale aveva bisogno di aria fresca dopo alcuni mesi nei quali non eravamo riusciti a rendere al meglio e a raggiungere gli obiettivi prefissati.
Per questo il cambio in panchina ha fatto tornare di nuovo l’entusiasmo e la voglia di stare insieme. Tutti i ragazzi, dal primo all’ultimo, hanno dato il massimo dal mese di agosto 2015. I risultati si sono visti ed hanno portato un’aria di ottimismo e di positività in vista delle Olimpiadi. Ci sono comunque tante cose da migliore e tante su cui lavorare, ma la base di partenza è ottima e fa ben sperare per la lotta alle medaglia in Brasile.

Giochi in Russia ormai da due anni, i palazzetti italiani sentono molto la tua mancanza, sicuramente l’accoglienza sarà stata ottima anche alla Dinamo ma in qualche modo ti senti più libero di esprimere te stesso senza la pressione dei media nazionali italiani?

Tutto il contrario, sono legato alla mia terra, sono legato all’Italia e di conseguenza mi sento molto a mio agio a giocare nei palazzetti dove conosco il pubblico caldo come quello italiano. Non sono mai stato uno che faceva troppo caso alla pressione creata dai media italiani, anzi, è uno stimolo in più per dimostrare ancora una volta il proprio valore. Quindi lo prendo come un fatto positivo.

L’anno scorso l’infortunio che ti trascinavi dal mondiale 2014 ti ha tenuto parecchio lontano dal campo di gioco. Quanto è stato difficile riconfermarti? E per te, è più facile vincere o rivincere?

Sicuramente l’anno scorso passato in Russia è stato molto pesante e stressante. I tempi del mio recupero fisico si erano allungati inaspettatamente, ma una volta che le cose sono tornate a posto sono riuscito a giocare bene. Purtroppo per una lunghissima serie di motivi non sono riuscito a vincere nulla di importante in Russia e quindi posso dire che questi due anni sono passati un po’ inosservati da questo punto di vista. Spero di rifarmi a partire da quest’estate e dalla stagione prossima perché ho una gran voglia di mettermi al collo qualche medaglia importante, basta soltanto trovare e creare le condizioni giuste per farlo.

Sappiamo che durante lo scorso campionato Matthew Anderson ha deciso di allontanarsi per un breve periodo dalla pallavolo e che in passato anche Earvin N’Gapeth ha lasciato per sua scelta il campionato russo. Pensi che sia psicologicamente più dura l’esperienza del campionato russo rispetto a quello italiano?

Giocare in Russia non è per niente facile, ci sono altri ritmi, altri tempi. Sei sempre in palestra, quando non sei in palestra sei in viaggio per via dei calendari compressi e per via delle distanze enormi da percorrere. Alla lunga lo stress fisico e soprattutto mentale si accumula ed ognuno deve essere molto lucido a saper gestire determinati momenti in cui ti viene voglia di mollare tutto.

Cosa ne pensi di chi si trasferisce in club che giocano in campionati poco competitivi solo per un maggiore ritorno economico? Ci riferiamo a campionati come quello cinese o coreano, per esempio.

Secondo me non sono poi campionati così poco competitivi. Certamente il livello medio è più basso rispetto ai campionati europei, ma le prime squadre giapponesi, coreane e cinesi possono dire la loro contro i top team europei. I ragazzi che si trasferiscono in oriente vanno in cerca di esperienze nuove, perché sono comunque esperienze stimolanti da vivere, ed è sempre bello avere la possibilità di girare il mondo e conoscere nuove cose facendo quello che più ci piace fare, cioè giocare a pallavolo.

Hai già in mente cosa fare dopo aver smesso con il volley giocato? Quali sono i sogni di Ivan Zaytsev?

Sicuramente spero essere a posto fisicamente per giocare il più a lungo possibile. Al momento non ho particolari progetti se non qualche sogno nel cassetto che al momento è poco realizzabile.
Mi piacerebbe avere uno stabilimento balneare e gestire un ristorante di alto livello sul mare. Ma sono cose che hanno bisogno di tempo, di molto denaro e soprattutto di una oculata organizzazione gestionale.
Chi vivrà vedrà!

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