Johan Cruyff: Gol, Frasi Celebri, Carriera e Biografia (Video)

Stamani si è spento all’età di 68 anni Johan Cruyff, morte causata da un cancro ai polmoni di cui si era già  ammalato tempo fa. È stato per anni uno dei protagonisti del calcio totale di Reynolds, e uno dei simboli della grande Ajax.

Inizia il suo approccio al mondo del calcio nelle giovanili dei Lancieri e vi rimarrà fino a 16 anni, quando firmerà il suo primo cartellino con gli olandesi. Quando entrò a far parte della prima squadra, non era un periodo facile per la squadra, che, guidata da Vic Buckingham, rischiava di retrocedere. All’indomani della pesantissima sconfitta coi gli acerrimi rivali del Feyenoord per 9-4, l’allenatore dell’Ajax fu esonerato e, al suo posto venne Rinus Michels. Terminata la stagione con una salvezza, con quella successiva si aprì una delle pagine più belle della storia del calcio, contrassegnato da tre titoli nazionali e da una coppa d’Olanda.

Cinque anni dopo l’arrivo di Michels, nel 1969, l’Ajax, trascinata da uno strepitoso Cruyff, raggiunge la finale di Coppa dei Campioni, poi persa col Milan dì Nereo Rocco. Due anni più tardi la storia si ripete, ma stavolta con un lieto fine che vede per la prima volta Cruyff campione d’Europa. Ciò accadrà anche per le successive due stagioni durante una delle quali raggiunge il Triplete. Nel 1973 si trasferisce al Barcellona dove ritrova nuovamente Michels. L’esordio della stagione dei Blaugrana è deludente, e ciò fa pensare ai più che quella fosse un’annata di transizione, ma con le successive 10 vittorie consecutive fa ricredere in molti.

La stagione terminerà poi con la vittoria della Liga. Terminata dunque la stagione, può concentrarsi sui campionati del mondo in Germania Occidentale. Qui, guidato nuovamente da Michels, impone con la sua Arancia Meccania il caratteristico calcio totale, che li porta, dopo aver superato squadre dal calibro di Argentina e Brasile, all’ Olympiastadion di Monaco a giocarsi la finale con la Germania di Vogs, Breitner e Muller, poi persa. Terminata la kermesse iridata, il Pelé bianco, tornato a Barcellona non trova più il suo amato allenatore olandese, bensì Hennes Weisweiler, con il quale ci sarà un lungo braccio di ferro fino alla fine della stagione, che si concluderà con l’esonero dell’allenatore.

Terminata la stagione, all’età di 31 anni, decide dì lasciare il calcio giocato. Un addio che però durò poco meno che qualche mese, visto che a sollecitarlo al suo ritorno in attività fu il suo manager nonché suocero Cor Coster. Arrivarono così varie annate dove cambiò spesso maglia, prima di ritornare in Olanda, in particolare nella sua Ajax, prima di chiudere definitivamente la carriera con un clamoroso trasferimento al Rotterdam Feyenoord. Durante la sua carriera da calciatore, tra gli anni olandesi e spagnoli, vincerà la bellezza di tre palloni d’oro, impresa riuscita solo a lui, al connazionale Van Basten e Platini.

Esattamente 200 giorni dopo il suo secondo ritiro viene chiamato dai lacieri a sostituire Leo Beenhakker nel ruolo di allenatore. Sulla panchina ripercorrà la stessa carriera di calciatore, allenando quindi, dopo l’Ajax il Barcellona. A differenza dell’esperienza olandese, dove vincerà solo titoli nazionali, in terra spagnola vincerà, oltre a quattro canpionati ed una coppa del Rey, anche la Champions League.

Avendo così vinto la Champions sia in veste di calciatore, sia in veste di allenatore, è riuscito nell’impresa riuscita solo a Miguel Munoz, Giovanni Trapattoni, Pep Guardiola, Frank Rijkaard e Carlo Ancelotti.

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