Juventus News, Agnelli: “Qui conta solo vincere”

Il presidente della Juventus Andrea Agnelli si è concesso ai microfoni di Sky Sport, rispondendo alle domande di tifosi ed appassionati, in tantissimi a partecipare all’evento #AgnelliRisponde.

Di importanza fondamentale il ruolo giocato da Massimiliano Allegri in questi ultimi anni: “Il rapporto con l’allenatore? Sono cresciuto negli spogliatoi e so quanto l’allenatore debba essere supportato. Paratici e Nedved gli sono ogni giorno molto vicini, poi ci sono ruoli delicati come il mio e quello di Marotta, ma io delego le scelte a chi è più competente di me”.

6 anni di gestione Andrea Agnelli e, dopo un primo anno tra luci e ombre, le vittorie e i trofei non hanno tardato ad arrivare: Chiunque sia a capo di una società di calcio vuole vincere. Il giorno dell’inaugurazione dello stagione, ho ripetuto la parole vincere per 5-6 volte. Quando sei alla Juve sai che devi pensare solo ad una cosa: vincere. Il ruolo di manager? Gestire oggi una società è diverso rispetto a come lo si faceva prima che fossero introdotti i diritti tv. Prima c’erano massimo 8 persone. Oggi, invece, la Juventus ha 700 dipendenti. E’ importante avere un uomo della famigliaa accanto”.

La stagione passata è stata incredibile, come testimoniano le tre coppe alzate da capitan Buffon: “Il lato migliore è come è finita, in confronto a come era iniziata. Il nostro obiettivo deve essere quello di vincere tutte le competizioni a cui partecipiamo. Il periodo più difficile è stato quello da settembre a novembre, fino al derby, in cui abbiamo capito che essere compatti è fondamentale nei momenti difficili”.

Grazie allo straordinario “Juventus Stadium” e a una politica societaria oculata, la Vecchia Signora può vantare un bilancio tutt’altro che in rosso: “Il calcio italiano vive un momento complicato, ma noi come club dobbiamo ambire all’autofinanziamento. Abbiamo dimezzato la perdita iniziale di 95 milioni. Se riclassificassimo senza IRAP, avremmo 40 milioni in più. Secondo me, la società ha una buona impostazione per reggere le sfide dei prossimi 2-3 anni. Non è facile: si opera nel contesto in cui si vive. Abbiamo sempre rispettato i piani triennali. Bisogna capire come non perdere terreno dalle realtà europee”.

Calcio italiano molto venduto all’estero? “E’ positivo che degli stranieri credano nell’Italia. Io mi trovo bene con gli azionisti, ma continueremo a lavorare su brand e obiettivi, più grande è la competenza maggiore è la competenza. Acquistare un club straniero? Sono possibilità che possono rivelarsi utili, per fare esperienza con altre realtà”.

Nelle settimane scorse ci sono state polemiche con la Nazionale sull’assenza di Bonucci agli stage di Antonio Conte: “Una cosa è allenarsi con Bonucci, altra con un ragazzo della primavera. Si pensa che la settimana non sia importante, ma in realtà la domenica è il risultato di quello che si fa nel corso della settimana. Ha un grande carattere, averlo con la squadra è un aiuto. Conte? Difficile dimenticarlo. L’ho difeso sin dal primo momento. Avendo vinto per 5 anni di fila, molti si sono dimenticati che siamo stati per 6 mesi senza allenatore”.

“Qualunque azienda deve ritenersi superiore agli uomini, anche nel calcio. E’ una questione di cultura, se credi di essere più importante della società per cui lavori, c’è qualcosa che non va. I presidenti, i giocatori passano, la Juve resta. Stile Juventus? Non ho mai capito cosa sia, ma ho imparato a capire che è sinonimo di vittoria”.

L’obiettivo “proibito” rimane senza dubbio la Champions League: “Qualora dovessimo vincere la Champions League, sarebbe bello. E’ difficile per le italiane competere a livello internazionale non solo a livello di fatturato. Dipende dai modelli, dalla programmazione nel medio-lungo. Perdiamo la competitività che avevamo. Se penso al Barcellona, vedo alti e bassi. Ha sfruttato, come il Chelsea, gli ultimi anni, aumentando i propri fan, così da migliorare gli introiti con il merchandising e abbonamenti digitali”.

Il numero uno bianconero, infine, ha fatto il punto sulle ultime decisioni della Lega e sulla rivoluzione relativa alle rose dei club di A:Tavecchio? Tra i 3 interventi fatti, quello che mi ha creato più dubbi è il Financial Fair Play. L’indice di solvibilità fa crescere gli interessi passivi. Qui non ci sono le seconde squadre, da cui prendere talenti. Abbiamo 450 giocatori in prestito, in Inghilterra 150. Nel campionato Primavera non c’è competitività. La cosa positiva è stata l’introduzione dei centri tecnici federali. Serve gente capace“.

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