Kobe Bryant si ritira: Frasi Celebri, Biografia

Siamo vicini ad un giorno storico, a suo modo, per la pallacanestro moderna: Kobe Bryant si ritira. Stasera, infatti, i Los Angeles Lakers giocheranno contro gli Utah Jazz, e sarà l’ultima partita del cestista di Filadelfia.

La sua carriera è stata piena di soddisfazioni, anche se la guardia tiratrice dei gialloviola, uno dei giocatori più forti e prolifici della storia di questo sport, se ne sarebbe tolte di più, forse, giocando per i più forti.

Nato a Filadelfia, come detto, il 23 agosto del 1978. Figlio di Joe Bryant, anch’egli cestista, che ha militato a lungo nel nostro Paese, sviluppa da subito un rapporto idilliaco con l’Italia e con la nostra pallacanestro. Il suo nome deriva da un particolare taglio di carne giapponese.

Cresciuto cestisticamente nella Lower Marion High School, ha militato nei Lakers dal 1996 ad oggi, vestendo una sola canotta per tutto l’arco della sua carriera cestistica. Un amore viscerale, un rapporto speciale con una franchigia alla quale è sempre stato legato. 1318 presenze collezionate con la canotta gialloviola, bagnate da 33084 punti, messi a segno dando sempre molto spettacolo. Detentore del record di triple in una partitafino all’avvento di Stephen Curry (12 contro i Seattle SuperSonics nel 2003), è senza dubbio uno dei cestisti più amati della franchigia.

Riviviamo la storia di Kobe Bryant attraverso alcune frasi celebri!

“Devi diventare forte, una roccia. Sennò non sopravvivi. È stato un anno molto duro. Qui a Los Angeles i media sono molto aggressivi e sì, forse tendono a giudicarmi prima del tempo. Anche i fan sul campo sembra che mi abbiano già giudicato, ma loro sono tifosi, fanno il loro mestiere, non ho nessun risentimento. Gioco a basket, la mia terapia. La mia fuga da ciò che mi sta succedendo. Forse mi diverto più in allenamento che in partita”.

“Ricordo quando a Philadelphia giocavo da solo nei playground, senza sapere in quale squadra sarei andato. Sognavo Magic Johnson, il mio idolo da quando avevo sei anni. Avevo fame di futuro, oggi invece comincio a pensare in termini di quanti anni mi sono rimasti”.

“È successo, e succede, quando perdi il divertimento per il gioco. Quando ti fai schiacciare da due cose: le aspettative che gli altri hanno nei tuoi confronti, e le distrazioni legate a tutti gli obblighi commerciali che ti stanno attorno. Allora devi ricordarti che quello che fai è una benedizione. Che è un gioco, semplicemente un gioco. Devi recuperare l’istinto di quando eri bambino”.

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Appassionato di calcio fin da bambino, nato a Bari nel 1970. Da sempre tifoso del Bari, mi interesso di calcio, basket e altri sport.