L’amore ai tempi di Vitali Kutuzov

fonte foto: Gazzetta TV

6 Gennaio 2005. Impossibile dimenticare il giorno del tuo compleanno. Quell’anno lì, poi, non lo dimenticherò mai.

«Chiudi gli occhi! Non li aprire fin quando non lo dico io. Ecco, aspetta ancora un po’… adesso puoi aprirli!»

Non potevo crederci, Laura mi aveva regalato i biglietti per Inter-Sampdoria del 9 Gennaio.
Forse era davvero la mia anima gemella, quella di cui tutti i poeti parlano.

Felicissimo per quel regalo, le feci anch’io una promessa: «Ogni domenica, alle 17.00 in punto, a Milano c’è una fontana che fa dei giochi d’acqua bellissimi: si dice che se due persone sono davvero innamorate e guardano quello spettacolo assieme, i getti d’acqua cambiano colore e assumono tutte le gradazioni dell’arcobaleno. E noi andremo lì, alle 17 esatte. Non me lo perderei per nulla al mondo!»

Ecco, se c’è una cosa che ho imparato nella vita è non prendere decisioni quando si è arrabbiati, e non fare promesse quando si è felici. Arriva finalmente Domenica 9 Gennaio. Tutto pronto a San Siro per Inter-Sampdoria. Quell’Inter non sarà stata vincente, ma che spettacolo che era vederla giocare.
In porta Toldone, in difesa il guerriero Cordoba, sulla fascia le sgroppate di capitan Zanetti, in mezzo al campo la grinta del Cuchu Cambiasso, davanti la potenza di Vieri e Adriano, uniti alla fantasia di Recoba e alla velocità di Martins. Di contro si presenta una bella Samp, squadra compatta, ma senza individualità rilevanti: le geometrie di Palombo, la sostanza di Tonetto e Diana, a metterci un po’ di fantasia probabilmente era il solo Flachi lì davanti.

Ore 15.00, fischio d’inizio.

Credevo che il muro di Berlino fosse caduto nel 1989, e invece me lo ritrovo vivo e vegeto davanti ai miei occhi: si chiama Antonioli. Neutralizza prima due rigori in movimento di Cambiasso da distanza ravvicinata, e dopo un colpo di testa a botta sicura di Vieri.

Poi, dal nulla, il vantaggio dei doriani: apertura di Diana degna del miglior Zidane per Tonetto che nel frattempo si inserisce tra le maglie nerazzurre manco fosse Gullit, tiro e gol. 1-0 Samp, fine primo tempo.

Delusione totale, però quando guardo Laura e quei suoi occhi così profondi, la delusione sembra svanire.
Il secondo tempo tarda a riprendere per dei problemi all’impianto di illuminazione, difatti la partita accumula ritardo rispetto a tutti gli altri match di Serie A.

Vedo Laura guardare l’orologio, e allora la rincuoro: «Tranquilla tesoro, alle 17 cascasse il mondo saremo davanti quella fontana, io e te.» Già.

Il secondo tempo finalmente riprende, ma nello stesso modo in cui era finito il primo: Stankovic tira, Antonioli respinge, Adriano colpisce a botta sicura, Zenoni si immola.
Poi Novellino inserisce Kutuzov per Rossini.

Nessuno ci fa caso. Neanche io a dir la verità.

Chi l’avrebbe mai detto che quel bielorusso mi avrebbe tormentato per il resto della mia vita!
Intanto Antonioli sembra posseduto dallo spirito di Lev Yashin, continua a fare miracoli che neanche a Fatima. Esce Adriano, entra Recoba. Ahhh il Chino.

Ma non cambia nulla. Contropiede Samp, Flachi di tacco per Diana, anche lui inspiegabilmente indemoniato quel pomeriggio, che passa la palla a Kutuzov, che tutto solo perde l’attimo per concludere a rete, fa rientrare Emre su di lui ma nonostante questo riesce comunque a battere Toldo: 2-0 Samp.
Proprio il giorno sbagliato per andare a vedere l’Inter.

Poi però guardo Laura e mi dico: ma dove la trovo un’altra così?
Intanto a 5 minuti dalla fine della partita i tifosi non ci credono più, cominciano a ritirare gli striscioni e ad andar via. Anche Laura comincia ad agitarsi: «Dai, tanto ormai è persa, che restiamo a fare? Non vorrai farmi perdere lo spettacolo della fontana, me l’hai promesso!» «No no, te l’ho detto, ci andiamo! Fammi vedere qualche altra azione e poi andiamo…» Recoba prende il palo dai 25 metri, sono le prove generali.

88° Martins si gira in mezzo a due avversari e di esterno sinistro fa crollare il muro eretto da Antonioli: 2-1, evvai, almeno mi avete fatto vedere un gol! Sono le 16.50, considerando il tempo per uscire dallo stadio e prendere la metro, forse riusciamo ancora ad arrivare a vedere lo spettacolo acquatico.
Ma non ho neanche il tempo di pensare a quale fermata della metropolitana saremmo dovuti poi scendere che Martins, in preda ad un’evidente crisi epilettica, si butta su un pallone quasi perso ed in sforbiciata mette in mezzo per Vieri che d’istinto puro scaraventa la palla in rete! GOL! GOL! 2-2! Abbiamo pareggiato!

Guardo l’orologio, 16.55. Lo sguardo di Laura non è più quello pieno d’amore del primo tempo, piuttosto pieno d’ira che neanche Novellino.

«Senti, io te lo sto dicendo: o io e te andiamo via in questo preciso istante da questo stadio, o io andrò lo stesso a vedere quella fontana, ma da sola, e tu non mi vedrai mai più.»
Mi trovavo di fronte al peggiore bivio della mia vita.

Dovevo scegliere tra la mia probabile anima gemella, colei con la quale avrei potuto condividere tutta la mia vita, o l’Inter, la mia pazza Inter. Volete davvero sapere cosa ho scelto?

Minuto 94, cross in mezzo, spazzato male dai difensori doriani, palla a campanile in aria, stop di Stankovic per l’accorrente Recoba che da fuori area scarica un siluro di sinistro dei suoi ed è 3-2!!!
E la rimonta è completa! Triplice fischio, Laura non c’è, ma ci siamo io e Recoba, e questo mi basta.
Ogni tanto ci penso ancora… chissà come sarebbe andata se Novellino non avesse fatto entrare quel bielorusso.

Chissà, forse io e Laura saremmo andati insieme a vedere quella fontana. Magari adesso, dieci anni dopo, avremmo messo su famiglia. E invece no, quella fu l’ultima volta che la vidi. E adesso sono qui, su questo divano, da solo, con la maglietta tarocca di Recoba addosso a guardare la tv. A proposito, mi hanno detto che stasera c’è un film interessante, aspetta che vedo come si chiama: “L’amore ai tempi di Vitali Kutuzov“.

«Che strano déjà-vu, dove l’ho già sentito questo nome…»

[ipotetica fine di una storia d’amore realistica]

About Ivan Trifone 4 Articoli
Ha sempre sognato scrivere usando uno pseudonimo, e finalmente può farlo anagrammando il compianto Trifon Ivanov. Rapito dalla magia del Calcio degli anni '90, che tutt'ora lo tiene sotto ostaggio. Ha fondato "La leva calcistica della classe '68", una Pagina FB dedicata a chi come lui si emoziona ricordando una punizione di Morfeo, una bordata di Hübner e il Castel di Sangro in Serie B.
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