OFFSIDE / Alla scoperta del London Bari

foto: AlBarSport

Londra, con oltre dieci squadre professionistiche e con più di ottanta campionati dilettantistici iscritti alla Football Associationè sicuramente una delle città che più trasuda calcio del pianeta. Qualunque angolo della capitale inglese che ci possiamo fermare a guardare, offre, infatti, una storia diversa da raccontare: quella su cui ci soffermiamo oggi arriva dall’East End e parla di una pittoresca compagine chiamata London Bari Football Club. Diversamente da quanto verrebbe facile pensare questa squadra non è stata fondata da esuli baresi partiti per il Regno Unito in cerca di fortuna, bensì da un giovane ragazzo indiano di nome Imran Merchant.

Le origini

Sì, avete capito bene un giovane indiano che assieme a degli iracheni e a dei pachistani, residenti in questo quartiere a metà tra il frenetico centro di Londra e l’estrema periferia, formato da vecchie case una volta abitate da operai, decide nel 1996 di fondare una squadra che omaggia Bari. Vi starete ora sicuramente domandando cosa spinge un ragazzo originario del sud-est del mondo a tributare il nome della propria compagine situata a Londra a una città italiana, la risposta a questa domanda gira attorno alla figura di David Platt. Merchant era infatti affascinato dal capitano della nazionale inglese a Italia ’90 e finì per invaghirsi anche dei Galletti, che acquistarono Platt dall’Aston Villa per 12 miliardi di lire e il trequartista li ripagò con 11 reti in 29 gare, per poi continuare la sua avventura italiano con Juventus e Sampdoria, prima di ritornare in Premier League tra le fila dell’Arsenal. Decise dunque di dedicare il nome della propria squadra a quel Bari che lo aveva catturato il suo cuore, adottandone anche i colori sociali, ma non il galletto, bensì un leone con in testa una corona in piena tradizione inglese.

Dalla nona serie alla FA Cup

Il London Bari giocò per diversi anni nella South Essex Football League la nona serie del calcio inglese, riuscendo tuttavia a diventare abbastanza celebre nel fantastico mondo della Non-League inglese, prima di fermarsi per due stagioni e poi ritornare all’inizio degli anni 2000 con un nuovo presidente Kashka Anthony Ray. Oggi la società ha un vivace settore giovanile e dal 2012, gioca le partite partite casalinghe al The Old Spotted Dog Ground, il più antico campo da calcio di Londra e casa del Clapton dal lontano 1888, un impianto da 2000 posti, di cui solo 100 a sedere. Dopo essere diventato un club semiprofessionista, tre anni fa il London Bari ha fatto il suo esordio nella Fa Cup, il torneo più antico della storia del calcio, l’esperienza non è stata esaltante, sono infatti stati eliminati al primo turno dal Long Melford con un perentorio 3-0, ma resta la grande soddisfazioni per una micro realtà come questa di essere arrivata ad iscriversi regolarmente a una cosi prestigiosa competizione.

Un Italiano nel London Bari

L’unico italiano che ci risulta aver giocato per il London Bari è Luca Pecorari, portiere classe 1985 cresciuto nella Sampdoria e con un’onesta carriera tra Serie D e C prima di uno sfortunato incidente stradale che gli ha causato la rottura di tibia e perone. Partito per l’Inghilterra, dove lavora a tempo pieno, non ha però mai abbandonato la passione per il calcio e ha vestito il White and Red per sei mesi nel 2014 prima di passare al Clapton. 

La Missione del London Bari 

C’è un filo rosso che collega la vecchia e la nuova dirigenza della squadra che incarna lo spirito e l’anima di questa squadra nata quasi per gioco dalla passione di un giovane appassionato di calcio, la missione del London Bari è quella di riuscire a creare una grande famiglia essere un punto di riferimento per tanti giovani che abitano un quartiere non ricco e decisamente multiculturale. Tramite il divertimento e la partecipazione questo piccolo club si prefigge l’obiettivo di facilitare l’integrazione, senza fare differenze di provenienza, religione o etnia.

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Studente di Scienze Politiche, più che un tifoso si definisce uno studioso del calcio. Oltre ad essere un modesto tuttologo è anche un Potterhead della prima ora. Sogno nel cassetto: Giornalista sportivo.
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