Reggio Emilia-Avellino 85-80: infranto il sogno, ma grazie per tutto!

È finita con gli Original Fans sugli spalti a cantare ben oltre il suono della sirena, per ringraziare una squadra unica, che ha lottato fino all’ultimo secondo di Gara-7 di queste semifinali scudetto, commettendo vari errori – specialmente nei momenti clou del match – ma non mollando proprio mai. È finita con qualcuno in lacrime, qualcuno con gli occhi lucidi, ancora una volta uscendo dal PalaBigi, dopo la retrocessione lampo di qualche anno fa. È finita, come qualche anno fa, con dei tifosi comunque orgogliosi della proprio squadra. Come allora, come prima, come sempre, quando in campo scendono veri Lupi.

Non è bastata una rimonta che ha riportato la Sidigas dal -12 al -3, salvo poi subire due buzzer beater da Kaukenas e Aradori che hanno chiuso partita e serie. La differenza è tutta qui: Reggio Emilia ha giocatori abituati a giocare partite del genere, un gruppo solido, che si conosce bene, che non sbaglia nelle azioni decisive. Menetti è stato bravo a trovare le giuste contromisure alle armi schierate da Sacripanti, pur avendo perso Vereemenko all’inizio della serie e Gentile nel corso di Gara-6. La Sidigas, d’altro canto, con poca esperienza in partite del genere, ha perso qualche palla, forzato tiri, ha mancato le occasioni per rientrare definitivamente in partita, forse anche a causa della stanchezza che una serie al meglio delle 7 gare può portare.

Ai biancoverdi va, comunque, il merito di non aver mai mollato, di aver rialzato la testa dopo la debacle di Caserta, distruggendo record su record, raggiungendo la finale di Coppa Italia poi persa contro i padroni di casa dell’EA7 Milano, e poi la semifinale Playoffs, persa in Gara-7 contro la Reggiana. Come detto da Sacripanti, “abbiamo fatto qualcosa di molto bello, ma intangibile”.

Forse ha ragione, forse no. Il palazzetto pieno per le partite di casa, la tribuna piena davanti al maxischermo per le partite in trasferta, il settore ospiti straripante di Reggio Emilia, con gente salita anche senza biglietto pur di star vicina alla squadra. Queste sono cose tangibili. Tangibile non è l’Amore, non è la passione, ma ci sono cose che potrebbero aiutarci a misurarle. A cominciare dalla prossima campagna abbonamenti. Sarà, infatti, fondamentale, non far svanire quanto di buono fatto fino ad ora, sul campo e fuori. Sarà fondamentale non disperdere tutto l’entusiasmo creatosi attorno alla squadra, per la prima volta dai tempi della Coppa Italia e dell’Eurolega, e forse in maniera anche maggiore.

Per queste piccole, grandi cose. Per aver sempre dato tutto. Per aver fatto innamorare una città intera. Per tutto. Grazie ragazzi.

Potrebbe interessarti:

Sacripanti: “Stagione bellissima”