“San Lorenzo, una hinchada de pasiòn”

Il Club Atlético San Lorenzo de Almagro è una società di calcio argentina del quartiere Boedo di Buenos Aires.

Il nome del club celebra Padre Lorenzo, il parroco di Boedo che nei primi anni del Novecento aprì le porte del suo oratorio per permettere ai ragazzi del quartiere Almagro (che già si facevano rispettare sui campi di football di Buenos Aires, tanto da guadagnarsi l’appellativo di Los Forzosos de Almagro, i forti di Almagro) di giocare a pallone; ed ecco spiegato il perché di questa nomenclatura!

Il club veste i colori rosso e blu e vanta alcuni soprannomi, tra i quali Ciclòn (Ciclone, per la forza della squadra), Gauchos de Boedo (i cowboy di Boedo), ma soprattutto quello di Carasuchas (“facce sporche”), coniato nel 1968, anno nel quale la squadra vinse il Campionato Metropolitano grazie ad un gioco sfrontatamente offensivo ed ad una mentalità ribelle di molti calciatori dentro e fuori dal campo.

Già solo per questo motivo, i veri romantici del calcio hanno sempre avuto in grande simpatia questa squadra; ma è dal 2013 che esso ha avuto una notorietà internazionale anche per il grande pubblico, per il fatto che il neo-pontefice Jorge Mario Bergoglio avesse dichiaratamente espresso la sua passione per il calcio e per la squadra del San Lorenzo. Parallelamente a questo, e grazie alla diffusione estrema del mezzo internet, molti appassionati di tifo e di curve hanno iniziato ad apprezzarne la Hinchada, sempre molto colorata e rumorosa; per una curiosa combinazione, nel 2013 la squadra ha conquistato la vittoria nel torneo di Apertura, cosa che ha dato notevole verve e visibilità alla tifoseria, dalla quale molte tifoserie italiane ed europee hanno preso spunto per nuovi cori da intonare sulle gradinate.

La tifoseria (hinchada) del San Lorenzo, dunque, è meglio conosciuta in Argentina col nome di Gloriosa Buteler, nome del gruppo portante della Curva, formatosi nel 1988 sullo stampo degli ultras europei; i suoi cori sono accompagnati sempre da incessanti suoni di trombe e tamburi tipici delle atmosfere sudamericane, ed hanno spesso testi lunghi ritmati, molto distanti dalla tradizione inglese o italiana di cori secchi e battimani; la curva del San Lorenzo è una curva che balla, ed è forse anche per questo motivo che molte curve italiane hanno mutuato i ritmi coinvolgenti dei cori della Buteler per intonare cori in italiano; mi viene in mente a questo proposito l’ormai celebre “entrata” in curva prima della partita casalinga contro il San Martin, accompagnata dal goliardico coro “Dicen que somos todos de la cabeza”, con il quale la hinchada dichiarava di usare alcolici e marijuana ma dichiarando che “al San Lorenzo non le interesa”, ovvero che alla squadra non importava delle abitudini sbagliate dei propri sostenitori, e che invece l’unica cosa che interessava veramente ai giocatori ed al club fosse il sostegno del proprio pubblico; cosa che, lasciavano intendere, riuscisse anche meglio con l’aiuto di queste sostanze; davvero una genialata goliardica, copiata poi da numerose curve italiane non solo di calcio !

Un altro coro reso ormai celebre anche per le imitazioni che sono state fatte, è quello intonato dai ragazzi della Buteler durante i minuti finali del ritorno della Finale di Copa Libertadores del 2014, giocata in casa e poi vinta 1-0 dal San Lorenzo (dopo l’1-1 dell’andata in casa del Nacional di Montevideo), che mai in 106 anni di storia aveva raggiunto questo traguardo; il coro, riportato nel video allegato,  è stato copiato dai salernitani che hanno reso celebre la loro versione dialettale “jamm a verè”, anche se il sottofondo del suono di tamburi e trombette, è una scena che difficilmente sarà vista negli stadi europei, e italiani in particolare.

La Buteler è numericamente la terza maggior tifoseria argentina, preceduta solo da Boca Juniors e River Plate, ed ha come principale rivalità quella contro la curva dell’Huracàn (el Globo), contro la quale è stato creato un coro, conosciuto dai più come Que te pasa quemero, di notevole ironia, e che si concludeva però con un inequivocabile “A tu hinchada, le faltan huevos” (traduzione: alla tua tifoseria mancano……gli attributi ! ).

L’episodio più importante di cui si è resa protagonista la tifoseria del San Lorenzo, di sicuro è la protesta che nel marzo del 2012 fu portata avanti da oltre 100 tifosi e che diede vita ad una legge,”Ley de Restitución Histórica“; tale legge venne poi approvata dal Consiglio Municipale di Buenos Aires nel novembre dello stesso anno; essa obbligava la multinazionale francese Carrefour, a restituire, vendendo a prezzo equo al San Lorenzo, quei terreni che erano stati espropriati durante il regime fascista, tra i quali rientra quello dove è situato lo Estadio Gasometro, lo storico campo di gioco dove per decenni si è esibito la squadra del San Lorenzo, in modo tale da permettere al club di poter rigiocare nella vera propria casa. Attualmente l’impianto che ospita le partite casalinghe è l’ Estadio Pedro Bidegain, comunemente detto “Nuevo Gasometro”, ma per gli effetti della Legge di Restituzione, entro la fine di quest’anno esso dovrebbe lasciare spazio al nuovo impianto che sorgerà nel punto esatto dove era fino agli anni Settanta, precisamente al civico 1700 di Avenida de La Plata.

Indubbiamente  questa vicenda dello stadio, espropriato dal regime militare alla fine degli anni Settanta con la promessa, poi disattesa, di costruire alloggi popolari ,ha segnato profondamente l’identità della hinchada rosso-blu, contrassegnandone in particolare la fede politica decisamente verso sinistra; ha sicuramente cementato un sentimento comune di appartenenza, un sentimento molto forte anche perché  “estraneo” alle due maggiori tifoserie del Paese argentino, sentimento ribelle ed allo stesso tempo goliardico, un mix di fantasia e anarchia che fa spontaneamente affezionare gli appassionati di questo sport. Il prestigio della società sommato alla passione dei tifosi rende chiara l’idea di come a San Lorenzo si viva di calcio; il calcio, questa volta si, come sport della gente.

About Federico Contrada 1 Articolo
Nato, cresciuto, e "pasciuto" nella città di Avellino, non ho mai fatto mistero della mia passione viscerale per le squadre sportive avellinesi, soprattutto quella di calcio e quella di basket. Frequentatore della curva fin dalla tenera età di 12 anni, ho sviluppato un certo interesse per tutto il movimento del tifo italiano ed anche estero; dico sempre che quel casino, quel frastuono e quella bolgia sono la mia seconda casa !