321 a.C.: quando Roma chinò il capo a Benevento

foto: Sanniti.info

Rumore di cavalli. Aurighi, scudi, e armi di fanteria. Sussurri, voci, urla. Lingua latina, anche un po’ diversa da quella ‘pura’ che erano abituati a sentire a Roma. Sì, non è esattamente Roma Roma. Anzi, è (relativamente) lontano.

Ma, vi assicuriamo, quello che ha detto un certo Tito Livio nel suo libro “Ab Urbe Condita”, che un po’ di successo ha riscosso, era latino vero.

Inermes, cum singulis vestimentis sub iugum missurum; alias condiciones pacis aequas victis ac victoribus fore: si agro Samnitium decederetur, coloniae abducerentur, suis inde legibus Romanum ac Samnitem aeque foedere victurum.

321 avanti Cristo. Quando Roma chinò il capo a Benevento. La traduzione, quella ve la spiegheremo un po’ più in là.

Che la pace sia con voi

L’Impero Romano era il più grande Stato di tutti i tempi. Ancora oggi nel mondo immanenti sono le tracce di quella che è considerata una delle civiltà più importanti della storia dell’umanità. Immensa, sacra, infinitamente potente.

Ma anche le macchine più perfette possono avere una falla. Anche gli uomini più forti possono cedere a quelli più deboli. Anche Roma può piegarsi a una città della Campania qualunque.

Già, la Campania. 341 a.C., giusto vent’anni prima di ciò che vi stiamo raccontando. Alla fine della prima guerra sannitica, i Sanniti, il popolo che abitava la parte continentale della regione che oggi identifichiamo con quel nome, ottennero la pace dai Romani. Questi ultimi erano soliti dividere l’Impero in province. Accadeva così che la provincia sannitica fosse una delle più floride e importanti del Meridione.

La pace era stata ottenuta, ad un patto: Benevento non doveva dare fastidio a Roma nel suo tentativo di conquistare i popoli vicini. Ma d’altronde, può mai la ‘piccola’ Benevento impensierire la grande potenza mondiale?

E così fu.

Quando era battaglia vera

327 a.C. I Sanniti rompono i trattati e si alleano con i Palepolitani, venendo sconfitti. È un calvario, lungo cinque anni, fino all’umiliazione. Roma costringe Benevento alla consegna di tutte le ricchezze e liberazione dei prigionieri.

Cambiano consoli e comandanti, e cambia anche l’aria che tira. Benevento è in ginocchio, ma non ne può più. Proprio in occasioni come queste si vede la fierezza di un popolo: anziché piegarsi, avanti tutta. Benevento abbozza il tentativo di pace. Roma respinge. È guerra vera.

Benevento attacca Luceria, villaggio dell’Apulia, sotto la protezione romana. L’Impero cerca di difendersi, ma viene intrappolato dalla strategia sannita, come riporta Livio, in “due gole profonde, strette, che non offrono passaggi”. La situazione è disperata. Fino alla resa. 

Le forche caudine: è Benevento-Roma

Li avrebbero fatti passare sotto il giogo, disarmati, vestiti della sola tunica. Le altre condizioni di pace accettabili ai vinti e ai vincitori: il ritiro dell’esercito dal territorio dei Sanniti e quello delle colonie ivi mandate; in seguito Romani e Sanniti sarebbero vissuti, ciascuno con le proprie leggi, in giusta alleanza.

L’umiliazione più grande della storia dell’Impero Romano, sì, l’inflissero proprio i Sanniti. La piccola grande Benevento sconfigge Roma. E la fa passare sotto le forche, le forche caudine, in segno di umiliato, devoto, rispetto.

I tempi sono cambiati. Da allora Benevento conobbe secoli bui, ma ancora oggi conserva intatta la sua inimitabile bellezza storico-artistica. Roma, invece, rimase, è rimasta, è, e rimarrà per sempre il punto di riferimento del mondo.

Oggi non si parla più tanto di ciò: si preferisce sostituire (e meno male) le armi a un pallone, le tuniche alle divise, ‘il’ Benevento e ‘la’ Roma. Oggi si gioca a calcio. Baroni ha totalizzato zero punti, ma ha incassato tanti complimenti, oltre a una brutta sconfitta in campo partenopeo. La prima soddisfazione non è ancora arrivata. La squadra pare inadeguata, inadatta ad affrontare la Serie A.

I giallorossi combatteranno contro gli altri giallorossi, quelli potenti, quelli baciati dalla storia dell’Impero. A cui mancherà dopo un quarto di secolo il comandante. È pur sempre Roma, è pur sempre la Roma.

Ma la storia, a volte, ha gusto di ripetersi. Ci piace credere che oggi, sì, sarà diverso. Oggi capitan Lucioni suonerà la fanfara dell’esercito sannita.

Avrà portato con sé undici forche?

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Nato a Nocera Inferiore il 10 febbraio 1994, studia Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Salerno. Da sempre grande appassionato di calcio, si interessa anche al basket e al tennis.
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