Volley – Champions League: con Trento e Lube l’Italia torna grande in Europa

È calato il sipario sulla Champions League 2015/2016: a mettere fine a questa prestigiosa competizione è stato ancora una volta lo Zenit Kazan dell’alieno Leon, forse il giocatore più forte del mondo. Ma è Trento ad aver compiuto una vera e propria impresa, poco importa se alla fine non sia arrivata la tanto agognata vittoria.

Stoytchev si è dimostrato ancora una volta un grande condottiero: prepara la gara nei minimi dettagli, crede nel miracolo e sprona i suoi a fare la stessa cosa. Ma non basta: prende sotto le sue ali protettive giocagiannelli-migliorpalleggiatore-championsleaguetori giovani e giovanissimi e li rende tutti cavalieri all’altezza della battaglia chiamata a combattere.

Un esempio su tutti è Simone Giannelli, forse il talento più folgorante degli ultimi anni: 19 anni per lui e un percorso brillante in un solo anno da protagonista, tra nazionale e club. Giannelli ha sfoderato una gran prestazione, ci credeva e voleva davvero la medaglia più preziosa, ma alla fine si è dovuto accontentare di un bellissimo argento e un premio individuale che lo riconosce il migliore palleggiatore della competizione. Ma solo della competizione è riduttivo: la Champions League è la coppa più prestigiosa del Vecchio Continente e, quindi, non si sbaglia di troppo se si afferma che Simone sia il migliore nel suo ruolo in tutta Europa; del resto, gli ultimi Europei lo hanno forgiato di questo merito. Le premiazioni l’hanno ritratto amareggiato e non troppo felice per tale riconoscimento, ma è sicuro che la sconfitta sia servita di lezione al giovane Giannelli, che farà tesoro anche di questa esperienza. E chissà, se il destino fosse andato in un’altra direzione e si fosse incamminato verso l’ombra del monte Bondone, Simone ora festeggerebbe una coppa, il premio di miglior palleggiatore e quello di MVP.

Come ha detto Mosna, presidente della Diatec, “questo argento è stato vinto, non è un oro perso”. Una contro ogni aspettativa: Trento si presentava da outsider in questa Final Four, ma nonostante ciò ha prima eliminato la favorita alla vittoria finale Lube, poi ha creduto davvero di poter scrivere il finale della propria favola, ma lo sport è così, a volte si vince, a volte si perde. La sconfitta bruciava negli occhi dei trentini in modo visibile durante le premiazioni: l’amarezza è stata tanta, ma con un po’ di lucidità e senno di poi la squadra di Stoytchev dovrebbe riconoscere la grandezza dell’impresa che ha compiuto, soprattutto in chiave futura. Trento ha messo un importante mattoncino: grinta, cuore e consapevolezza nei propri mezzi, dimostrando di potersela giocare ad armi pari con chiunque. La stagione, del resto, non è ancora finita: Modena guida per 2-0 la serie di semifinale, ma questa Trento sa che nulla è impossibile: #succedesoloachicicrede, è proprio vero.

Se Trento è rimasta amareggiata per una vittoria solo sfiorata, la Lube Civitanova festeggia un terzo posto che, oggi come oggi, ha le sfumature dell’oro. I ragazzi di Blengini sono andati in apnea nel momento cruciale della stagione, a cavallo tra le semifinali dei play off e la finale di Champions League, agguantata per un soffio grazie al golden set vinto contro Ankara. Per i cucinieri, squadra costruita proprio per raggiungere i trofei più importanti, ex Coppa Campioni, Scudetto e Coppa Italia, si sono sfaldati, forse qualcosa si è inceppato negli ingranaggi del gruppo e i singoli, seppure fortissimi e grandi campioni, a poco servono in uno sport di squadra come la pallavolo, se giocano come individui. Dopo essere affondata in semifinale, scontrandosi con una Trento che non ha dato loro respiro né possibilità di reagire, la Lube ha ritrovato le forze e le energie necessarie per uscire “dal buco”, come detto da Juantorena, e battere l’Asseco Resovia, la compagine di casa, davanti a un pubblico entusiasta di 15000 persone. Sarà servito lo scossone dato dalla proprietà, esonerando il DS Recine dopo 13 anni di servizio biancorosso? Blengini ha ora un punto fermo importante da cui ripartire, una medaglia è sempre una medaglia, anche se non quella immaginata e voluta a inizio stagione. Una medaglia che fa umore, soprattutto in vista di una difficile gara 3 di semifinale scudetto, da vincere assolutamente. I sorrisi sui volti dei giocatori lubentini dopo la finalina vinta sono un toccasana, un respiro di sollievo per tutti i tifosi che continuano a credere nella propria squadra, specialmente in questo momento di difficoltà.

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Un’altra nota positiva in casa Lube è il premio individuale assegnato a Grebennikov, come miglior libero della competizione. Sicuramente il francese Jenia ha avuto il suo bel da fare e ha svolto i suoi doveri con eleganza, maestria e la solita bravura a cui ha abituato il pubblico italiano e non  solo. Il riconoscimento come migliore nel suo ruolo è sicuramente meritato e ha ancora più valore, se si considera la caratura degli avversari: Colaci, Salparov, Verbov. Un’altra nota positiva, che regala alla spedizione della Lube a Cracovia un motivo in più per sorridere, un altro nodo cruciale da cui ripartire per la rinascita.

 

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About Silvia Viola 59 Articoli
Laureata in scienze della comunicazione a Torino, anche se non ha ancora deciso cosa vuole fare da grande. Aspirante blogger, aspirante scrittrice, insomma, sempre con una penna in mano o davanti a una tastiera. La sua passione più grande è la pallavolo e ha deciso di passare da essere protagonista in campo a viverla attraverso le parole.